
Secondo voci di corridoio (ma informate) l’Ecobonus potrebbe tornare al 65%, ripristinando uno degli incentivi più apprezzati degli ultimi anni. Vediamo cosa c’è di vero.
L’Ecobonus ritorna nella sua forma migliore?
L’indiscrezione è di quelle solide, che fanno ben sperare e hanno lo stigma del realismo. L’Ecobonus potrebbe tornare al 65%, ovvero nella sua forma “migliore”, quello che ha raccolto un certo successo negli anni in cui gli incentivi edilizi imperavano. Secondo, per apprezzamento degli italiani e ricorso effettivo, solo al Superbonus, consentiva di risparmiare, o per meglio dire di recuperare la spesa relativamente a un gran numero di lavori edili, tutti chiaramente finalizzati all’efficientamento energetico degli edifici.
L’indiscrezione è stata raccolta da Il Sole 24 Ore, che non è nuovo ad anticipazioni del genere. Nell’ottobre 2025, per esempio, il quotidiano economico aveva anticipato l’intenzione di prorogare anche per il 2026 le aliquote del 50% per le abitazioni principali e del 36% per gli altri immobili, evitando i tagli già programmati. Una soluzione che sarebbe stata successivamente confermata nella manovra.
Certo, la notizia appare piuttosto “grossa”, soprattutto alla luce della postura che il Governo ha assunto rispetto ai bonus edilizi. Di fatto, pur non cancellandoli del tutto, li ha depotenziati. Ha eliminato i più corposi, ha ridotto le aliquote di tutti gli altri. Dunque, vale la pena ragionare sull’indiscrezione de Il Sole 24 Ore, per capire se cambierà veramente qualcosa e quali sono le probabilità che ciò accada.
Il volto del nuovo (vecchio) Ecobonus
Ma procediamo con ordine. Stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il Governo starebbe valutando di riportare l’Ecobonus al 65% per le abitazioni principali, rispetto all’attuale 50%. Per gli altri immobili, invece, l’aliquota resterebbe al 36%.
La misura potrebbe trovare spazio nel margine di flessibilità di bilancio da circa 14 miliardi legato alla transizione energetica.
Il nuovo assetto sarebbe inoltre più selettivo, privilegiando gli interventi capaci di ridurre concretamente i consumi: infissi, cappotti termici, coibentazione, pompe di calore, sistemi ibridi, schermature solari e solare termico.
Non è escluso neppure un ampliamento delle opere ammesse. Secondo le stime preliminari riportate dal quotidiano, l’aumento di 15 punti della detrazione potrebbe comportare un costo nell’ordine di mezzo miliardo di euro, distribuito nell’arco dei dieci anni previsti per usufruire delle detrazioni. Il confronto dovrebbe aprirsi in occasione della prossima legge di bilancio, anche alla luce degli obiettivi europei di riqualificazione energetica.
Perché l’Ecobonus potrebbe ritornare
Forse, uno dei modi per intuire se l’indiscrezione de Il Sole 24 Ore si avvererà è indagare le motivazioni che potrebbero spingere il governo a potenziare l’Ecobonus.
Una prima motivazione potrebbe avere a che fare con la Direttiva Case Green. L’obiettivo è ambizioso, ovvero ottenere un patrimonio urbanistico a zero emissioni e, per quanto posticipato, impone azioni immediate. Una di queste potrebbe essere proprio spostare il problema dallo Stato al cittadino. Anziché finanziare direttamente ristrutturazioni di massa, si incentiva la ristrutturazione privata, e il ripristino dei bonus “a piena potenza” è la strada più facile per raggiungere questo scopo.
Un altro motivo chiama in causa un processo alle intenzioni. Il Governo è a fine corsa e necessita di provvedimenti che strizzino l’occhio agli interessi del cittadino anche e soprattutto sul piano economico.
È notizia recente la parziale rimozione del bollo auto. Potrebbe essere una notizia di là da venire il ripristino dell’Ecobonus al 65%. Sia chiaro, non si tratta di mance elettorali, bensì di unire il tema del consenso con quello del supporto al cittadino. Se i risultati sono questi, ben vengano i compromessi.


