
I prezzi sono aumentati un po’ ovunque. Colpa dell’inflazione, direte voi, o del carovita generalizzato. Eppure l’aumento dei prezzi nel settore edilizia potrebbe avere delle responsabilità più circoscritte. È quanto sospetta la Commissione Europea.
L’indagine della Commissione Europea sull’aumento dei prezzi nell’edilizia
La Commissione Europea avrebbe scoperto un accordo segreto tra alcune grandi aziende operanti nel segmento della chimica edilizia. Un accordo teso a “fare cartello” e ad aumentare i prezzi in maniera indebita, con tutto ciò che ne consegue per il costo dei materiali cui devono far fronte imprese e cittadini. L’indagine è aperta, e i protagonisti, grandi colossi di Francia, Spagna e Germania, avranno l’occasione di difendersi dalle accuse.
Sia chiaro, la Commissione Europea non esercita il potere giudiziario. L’indagine in questione non ha niente di penale. Il suo scopo è verificare la presenza di un comportamento anomalo o scorretto dal punto di vista commerciale. D’altronde, uno dei compiti della Commissione Europea, ben disciplinato dall’articolo 101 del TFUE e dal Regolamento 1/2003, consiste nell’individuare azioni contrarie alla libera concorrenza e sanzionare chi le ha commesse.
In alcuni ordinamenti, determinate condotte anticoncorrenziali possono assumere anche rilevanza penale. Si tratta però di un piano distinto rispetto al procedimento amministrativo condotto dalla Commissione Europea e disciplinato dalle normative nazionali dei singoli Paesi.
L’indagine nel dettaglio
Secondo la Commissione Europea, tra il 2021 e il 2022 alcune aziende avrebbero coordinato gli aumenti dei prezzi degli additivi chimici utilizzati nella produzione di cemento, calcestruzzo e malta.
Il tutto proprio mentre pandemia e guerra in Ucraina provocavano un aumento dei costi delle materie prime. Il sospetto è che le aziende si siano accordate in anticipo sui rincari e che il coordinamento sia avvenuto anche attraverso alcune associazioni di categoria, persino durante la preparazione dei comunicati stampa utilizzati per giustificare gli aumenti. I procedimenti riguardano Francia, Germania e Spagna e coinvolgono, con composizioni differenti a seconda del Paese, nomi come Cemex, Chryso, Mapei, Master Builders Solutions, MC Bauchemie e Sika.
L’indagine era iniziata nel 2023 con alcune ispezioni senza preavviso. Le aziende possono ora rispondere alle contestazioni e chiedere un’audizione: nessuna violazione, dunque, è stata ancora definitivamente accertata.
Un “cartello” è davvero in grado di far aumentare i prezzi in un intero comparto?
La risposta è affermativa, e il motivo è semplice: i prodotti oggetto dell’indagine sono additivi utilizzati per realizzare alcuni dei materiali più importanti dell’edilizia. Quelli destinati al cemento possono migliorarne il processo produttivo e le prestazioni, mentre quelli aggiunti a calcestruzzo e malta incidono su caratteristiche come resistenza, durata e lavorabilità.
Se l’aumento avviene a monte, le conseguenze “a valle” possono essere importanti. Un incremento artificiale del costo degli additivi può infatti contribuire a rendere più costosa la produzione dei materiali che vengono poi concretamente impiegati nei lavori di costruzione e ristrutturazione.
L’indagine, a prescindere dall’esito che produrrà, apre a una riflessione sul rapporto tra vicende geopolitiche ed economia. Un rapporto stretto, ma che non di rado rivela un meccanismo perverso, che può essere brandito da chi vuole lucrare.
Lo scoppio di una guerra, l’esplosione di tensioni, gli ostacoli al libero commercio generano sempre un impatto, ma possono essere usati come specchietto per le allodole per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica aumenti di prezzo tutt’altro che legittimati dal punto di vista tecnico.
Insomma, c’è il rischio che qualcuno colga la palla al balzo per “fare la cresta”. Ed è proprio quello che la Commissione Europea dovrà stabilire.


