27 Ottobre 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Case stampate in 3D: un via libera ha richiesto 2 anni e per le prossime?
Casa stampata in 3D con pareti in calcestruzzo stratificato: due tecnici verificano la struttura e i progetti edilizi durante un sopralluogo in cantiere.

Una struttura realizzata con stampa 3D ha affrontato un lungo iter autorizzativo in Italia. Intanto arrivano nuove linee guida, ma restano questioni aperte su controlli, sicurezza e costi.

 

Case stampate in 3D: la tecnologia corre, la burocrazia no

Una stampante gigante può realizzare pareti in pochi giorni. Ma per costruire in Italia, soprattutto in zona sismica, non basta premere un pulsante e aspettare che il calcestruzzo si asciughi. Lo dimostra il progetto realizzato da Enel Green Power e Università Federico II a Montalto di Castro, nel Lazio: una struttura industriale stampata in 3D che ha ottenuto l’autorizzazione sismica nel gennaio 2024.

 

Secondo una recente analisi pubblicata da Altalex, il percorso di validazione avrebbe richiesto circa due anni. Un caso specifico, non una durata media nazionale, che solleva però una questione concreta: come rendere replicabili queste costruzioni senza ricominciare ogni volta un percorso complesso di verifiche?

 

L’Italia stampa già case antisismiche, ma chi le certifica?

La stampa tridimensionale non è più soltanto sperimentazione. A Massa Lombarda, in Emilia-Romagna, WASP ha realizzato ITACA, una costruzione che l’azienda presenta come certificata secondo i requisiti antisismici applicabili.

 

Il progetto, già raccontato dal Blog Edilnet nell’approfondimento sulla casa stampata in 3D in Emilia-Romagna, utilizza una miscela a base di calce e materiali isolanti naturali. Ma una realizzazione riuscita non equivale a un’autorizzazione valida indistintamente per tutte le abitazioni stampate.

 

La questione riguarda proprio l’assenza di una disciplina autorizzativa specifica per i sistemi costruttivi additivi, capace di coordinare valutazione dei materiali, verifiche strutturali e controlli sul processo di stampa.

 

Nuove regole nel 2026: la casa 3D è davvero a norma?

Dal 5 marzo 2026 esiste la UNI/PdR 190:2026, che introduce indicazioni su progettazione, materiali cementizi, tracciabilità e controlli di qualità. È un passo avanti, ma non un lasciapassare edilizio.

 

Per i sistemi strutturali non disciplinati dalle Norme Tecniche per le Costruzioni, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, attraverso il Servizio Tecnico Centrale, prevede già una procedura di dichiarazione di idoneità.

 

Anche il Regolamento UE 2024/3110 contempla espressamente i prodotti fabbricati tramite stampa 3D, senza però sostituire le autorizzazioni nazionali delle opere.

 

Non siamo quindi davanti a case automaticamente fuori norma, ma a una tecnologia che deve ancora confrontarsi con percorsi tecnici e amministrativi complessi.

 

Quando arriveranno procedure più semplici per le case 3D?

Altalex individua tre possibili interventi:

  • linee guida specifiche del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
  • qualificazione degli operatori;
  • maggiore coordinamento tra le autorità competenti.

Non emerge però una data di scadenza ufficiale entro cui queste misure debbano essere adottate.

 

C’è anche una questione di sostenibilità economica: procedure complesse, verifiche tecniche e tempi autorizzativi difficili da prevedere possono ridurre i potenziali risparmi della stampa 3D. Per capire se conviene davvero, bisogna analizzare il costo dell’edificio stampato finito.

 

Il problema, quindi, non è fermare l’innovazione per inseguire la burocrazia, ma evitare che sia la tecnologia a correre più veloce delle garanzie. Perché una casa può nascere da un progetto digitale e avere le pareti stampate in pochi giorni. Ma quando una famiglia riceve le chiavi, deve sapere chi ne ha verificato la sicurezza, secondo quali regole e con quali responsabilità.

 

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