30 Aprile 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Case di riso Made in Italy: la case history che punta su salute e risparmio
Blocco a mattone isolante in lolla di riso con mucchio di scarti su sfondo neutro, immagine del materiale usato in bioedilizia.

Non è più solo una suggestione da bioedilizia: a Firenze si racconta una case history italiana che trasforma gli scarti del riso in mattoni, intonaci, finiture e isolanti. Il risultato? Case più salubri, costi finali nella media e una filiera Made in Italy che è già realtà nelle periferie di Milano.

 

Gli scarti del riso in edilizia: il confronto tra architetti

Gli scarti del riso, di solito, fanno pensare a campi, filiere agricole e smaltimento. Molto meno a tetti, intonaci o materiali isolanti per l’edilizia. Eppure è proprio su questo passaggio che a Firenze si è acceso il confronto promosso dall’Ordine degli Architetti.

 

Nel convegno ospitato alla Palazzina Reale, sede di Ordine e Fondazione Architetti, il gruppo Agritettura della commissione Dapa, cioè Dibattito architettura, paesaggio, ambiente, ha riportato al centro un tema che segue da anni: come trasformare esempi reali di economia circolare in soluzioni applicabili al mondo delle costruzioni.

 

In questo caso il cuore del discorso è la lolla di riso, un sottoprodotto di scarto che può essere reimpiegato per realizzare materiali edilizi e migliorare anche la vivibilità degli edifici.

 

A raccontare la case history è stata l’esperienza di Ricehouse, azienda con sede a Biella fondata da Tiziana Monterisi. Il modello è semplice da raccontare, molto meno da costruire: recuperare i sottoprodotti della risicola italiana, tra Piemonte e Veneto, e trasformarli in materiali da costruzione innovativi.

 

La case di riso italiane: il modello di Ricehouse

Monterisi ha spiegato che i materiali ideati dalla sua azienda nascono dalla ricerca di soluzioni per costruire case sane, in un momento in cui sul mercato non trovava ciò che le serviva. Da lì, il passaggio dalla progettazione alla produzione.

 

L’imprenditrice ha sottolineato che il costo finale resta nella media di un’abitazione in Italia e che la lolla di riso è isolante sia dal caldo sia dal freddo. Non solo: i materiali vengono descritti come salubri, privi di formaldeide, VOC e metalli. È un’impostazione che allarga il concetto di sostenibilità: non soltanto meno spreco, ma anche attenzione alla qualità dell’aria, alla salute e ai rifiuti che le generazioni future dovranno gestire.

 

Su questo fronte è intervenuta anche Mariantonietta Del Sole, consigliera referente della commissione Dapa dell’Ordine degli Architetti di Firenze, ricordando che il gruppo Agritettura lavora su questi temi dal 2015. Secondo Del Sole, la lolla di riso garantisce benessere all’interno dell’abitazione, è traspirante e ignifuga, oltre a rappresentare un valore aggiunto dal punto di vista ambientale.

 

La lolla di riso negli Autogrill e nelle case a Milano

L’aspetto forse più utile, in chiave notizia, è che non si sta parlando di un’idea ancora chiusa in laboratorio. Ricehouse, infatti, ha già portato questi materiali fuori dal campo sperimentale. In questi anni ha avviato una collaborazione con Autogrill per gli arredi delle aree di servizio e ha riqualificato quattro torri di case popolari nella periferia di Milano.

 

A Firenze il tema è stato riportato al centro anche per un altro motivo. Antonio Bugatti, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti, ha spiegato che appuntamenti di questo tipo servono a far conoscere a committenti e utenza finale il valore aggiunto dei nuovi materiali per la bioedilizia, sottolineando anche il peso di una filiera etica.

 

E qui entra in gioco l’osservazione finale di Andrea Dell’Orto, esperto di sostenibilità, che durante l’incontro ha ricordato una cosa meno comoda ma piuttosto utile: non basta comprare un prodotto riciclato o riciclabile per dirsi sostenibili. La sostenibilità, ha detto in sostanza, è uno stile di vita fatto di scelte coerenti.

 

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