4 Aprile 2025
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Cambiare gli infissi diventa abuso edilizio? Ecco la sentenza che chiarisce tutto
Cambiare infissi in legno con infissi in ferro e alluminio la Sentenza del TAR spiega quando è abuso edilizio.

Sostituire i vecchi infissi in legno con moderni serramenti in alluminio può sembrare un intervento facile e conveniente sotto vari punti di vista. Ma è davvero così? Una recente sentenza chiarisce quando rischia di trasformarsi in un abuso edilizio.

 

Alluminio al posto del legno per gli infissi: una scelta che può costare cara

 

Cambiare gli infissi di casa è spesso percepito come un intervento semplice e a basso impatto. Tuttavia, non sempre ciò che appare come una modifica secondaria è privo di conseguenze legali. In alcuni casi, infatti, l’installazione di infissi in materiali diversi da quelli originariamente autorizzati può sfociare in un vero e proprio abuso edilizio, con tutte le implicazioni che ne derivano, compreso l’obbligo di demolizione.

 

A stabilirlo con chiarezza è il TAR della Campania, che, con la Sentenza n. 1453 del 21 febbraio 2025, ha respinto il ricorso di una cittadina contro un’ordinanza comunale di demolizione. Il motivo? La sostituzione di infissi in legno con altri infissi in alluminio e ferro, non previsti nel permesso di costruire in sanatoria precedentemente rilasciato.

 

La ricorrente sosteneva che la modifica non avesse impatto né sull’estetica dell’immobile né sull’ambiente circostante. Il tribunale, però, ha sottolineato come la fedeltà al titolo edilizio sia vincolante: ogni variazione, anche minima, può rendere l’opera non conforme.

 

In questo caso, il permesso in sanatoria descriveva dettagliatamente le opere da eseguire, e ogni deviazione da quanto previsto è stata considerata una violazione sostanziale. L’uso di materiali diversi, quindi, non è stato ritenuto un elemento trascurabile, ma una modifica in grado di incidere sull’assetto urbanistico e paesaggistico.

 

Opere minori, ma grandi rischi: l’impatto delle modifiche “invisibili”

 

Uno dei punti centrali evidenziati dalla sentenza riguarda l’approccio valutativo adottato per stabilire la legittimità o meno di un intervento edilizio. Secondo il TAR, non è possibile scomporre le singole opere e analizzarle isolatamente, ignorando il contesto complessivo.

 

In altre parole, anche un semplice cambio di infissi deve essere considerato nell’ambito dell’intera trasformazione edilizia, e non come un’operazione autonoma e indipendente. Di conseguenza, il pregiudizio arrecato al territorio non deriva da un singolo intervento, ma dall’insieme delle modifiche e dal loro effetto combinato sull’assetto edilizio.

 

Questo principio ha un impatto diretto sulla prassi edilizia, poiché impone ai proprietari di considerare ogni modifica non solo in termini tecnici o funzionali, ma anche in relazione alla coerenza con l’autorizzazione ottenuta.

 

Il Permesso in sanatoria non basta

 

Un altro aspetto fondamentale affrontato nella pronuncia – che nel caso specifico non riguarda solo il cambio di infissi – è l’eventuale possibilità di regolarizzare successivamente le opere difformi attraverso un’istanza di accertamento di conformità (art. 36 del Testo Unico dell’Edilizia). La ricorrente aveva tentato questa strada, ma l’Amministrazione non aveva fornito risposta, determinando il cosiddetto “silenzio rigetto”.

 

Il TAR ha però confermato che non è possibile ottenere una “sanatoria condizionata” quando le opere già realizzate violano le prescrizioni contenute nel titolo edilizio rilasciato. La sentenza sottolinea come, una volta concesso il permesso, il rispetto puntuale delle prescrizioni diventi vincolante e qualsiasi deviazione compromette la validità dell’intervento e giustifica l’adozione di provvedimenti sanzionatori, incluso l’ordine di demolizione.

 

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