
Scopri il contenuto di questa pagina in breve
Chiusa la stagione del Superbonus, il rilancio dell’edilizia resta appeso a strumenti ancora fragili. E mentre la CNA richiama il tema degli incentivi, il Conto termico 3.0, evocato come opportunità, è stato stoppato (e riaprirà a data da destinarsi).
Finito il 110%, ma il patrimonio edilizio resta obsoleto
L’era del Superbonus 110% si è chiusa, ma i problemi degli edifici italiani sono rimasti tutti sul tavolo. Anche perché il tanto attesto Conto termico è già fermo al palo. Il patrimonio edilizio nazionale continua a essere descritto come obsoleto, energivoro e poco efficiente, e la necessità di riqualificarlo non è affatto sparita con la fine della maxi-agevolazione.
È da qui che parte la riflessione rilanciata dalla CNA Costruzioni Nazionale, che ha dedicato un convegno in programma il 19 marzo 2026 a Ferrara proprio al tema degli strumenti, degli incentivi e delle opportunità oggi disponibili.
Il punto, però, è che il passaggio dal Superbonus a una nuova stagione di misure sembra tutt’altro che lineare. Dire che servono “nuovi strumenti” è corretto. Il problema è che, mentre li si invoca, il quadro appare ancora incompleto, incerto e pieno di passaggi da chiarire.
La CNA riapre il dossier, ma il rilancio è da costruire
Nel confronto promosso dalla CNA il focus è netto: riqualificazione energetica degli immobili privati, scenario europeo, normativa nazionale, incentivi in vigore, requisiti di accesso, immobili ammessi e collegamenti con la legge di bilancio 2026.
Tradotto: il tema non è marginale, né rinviabile. Si tratta di capire con quali leve accompagnare l’adeguamento di una massa enorme di edifici che oggi non risponde più alle esigenze di efficienza e modernizzazione.
Uno spazio specifico viene dedicato anche ai condomini privati, che hanno esigenze e criticità particolari. Ed è un passaggio importante, perché proprio lì si concentra spesso la parte più complicata della riqualificazione: decisioni lente, costi elevati, incastri tecnici e amministrativi.
Il nodo vero, però, resta questo: il dopo-Superbonus non può limitarsi a un elenco di possibilità teoriche. Se il mercato deve ripartire davvero, servono misure leggibili, accessibili e soprattutto operative. Altrimenti il rischio è continuare a parlare di rilancio senza riuscire mai a trasformarlo in un percorso stabile.
Conto termico già finito?
Ed è qui che emerge il punto più scomodo. Tra i temi al centro del confronto c’è anche il nuovo Conto termico 3.0. Peccato che, proprio mentre viene richiamato come uno degli strumenti su cui ragionare, sia stato temporaneamente fermo per le nuove richieste.
Il motivo è semplice e pesante insieme: nei primi giorni di apertura della piattaforma il numero di domande è stato talmente alto da far raggiungere circa 1,3 miliardi di euro di richieste complessive, oltre il tetto annuale di 900 milioni previsto dalla normativa.
Il GSE ha chiarito che non si tratta di una cancellazione della misura, ma di una sospensione prudenziale per consentire le verifiche sulle pratiche già arrivate e valutare la disponibilità effettiva delle risorse. In pratica, anche se il Conto termico è fermo, le domande già inviate continueranno il loro iter. Per quelle nuove però si dovrà attendere una comunicazione sulla riapertura del portale. Riapertura che dovrà letteralmente fare i conti con le risorse a disposizione.
Ma il dato politico e tecnico, resta difficile da ignorare. Se il settore cerca nuovi strumenti per superare il post-Superbonus e uno dei meccanismi più evocati si inceppa subito, il messaggio che passa è chiaro: l’assenza di un’alternativa davvero pronta a prenderne il posto.


