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Dopo anni di incentivi, ora arriva la “resa dei conti”: tra 2026 e 2028 l’Agenzia delle Entrate prepara fino a 200.000 lettere sui bonus edilizi. Non è un accertamento, ma ignorarla può costare caro. Ecco cosa fare se hai usufruito degli incentivi.
Pioggia di avvisi dell’Agenzia delle Entrate sui bonus casa
Se hai usufruito di superbonus 110%, ecobonus, bonus ristrutturazioni o bonus facciate, preparati: tra 2026 e 2028 è prevista una vera pioggia di avvisi “bonari” dell’Agenzia delle Entrate sui bonus casa. Si parla di circa 200.000 lettere per intercettare disallineamenti tra lavori agevolati e dati catastali, in particolare quando la rendita non risulta aggiornata.
Chiariamo subito il punto che farà discutere: non sono accertamenti e non sono, tecnicamente, “cartelle”. Sono comunicazioni di compliance: l’amministrazione ti dice, in sostanza, “secondo i nostri dati qualcosa non torna, spiegaci o regolarizzati”.
Il meccanismo è stato incardinato proprio per favorire l’adempimento spontaneo e la regolarizzazione prima di arrivare a contenziosi più pesanti. Se sei in regola, bene. Se non lo sei (anche solo per omissione o confusione), la lettera è il campanello d’allarme.
Hai ricevuto la lettera: come comportarsi per evitare sanzioni?
La regola d’oro è semplice: non ignorarla. Una lettera di compliance è un invito a chiarire o a rimediare. Se fai finta di nulla e l’ufficio poi procede con verifiche più incisive, la storia cambia tono. Cosa fare, concretamente:
- Recupera tutta la documentazione dei lavori: Cila, fine lavori, computi, asseverazioni, bonifici, comunicazioni Enea (se presenti), pratiche edilizie.
- Verifica lo stato catastale attuale: visura, planimetria depositata, categoria/classe/consistenza e rendita.
- Confronta “stato di fatto” e “catasto”: se l’immobile oggi è diverso da ciò che risulta, serve un tecnico.
- Affidati a un professionista abilitato: un geometra per pratiche comunali edilizie può valutare se la variazione è dovuta e predisporre la documentazione (in particolare il Docfa).
- Se l’aggiornamento era dovuto e non è stato fatto, valuta la regolarizzazione con ravvedimento operoso: in generale è lo strumento che consente di sanare con sanzioni ridotte, a seconda dei tempi e delle condizioni.
Attenzione a un equivoco frequente: la lettera non “crea” un nuovo obbligo. Ti ricorda obblighi già esistenti e mette in moto un percorso che, se gestito bene, può chiudersi senza traumi.
Chi colpiscono davvero questi avvisi sui bonus casa?
Il primo filone è quello più “lineare”: lavori agevolati che possono aver modificato in modo rilevante l’unità immobiliare, ma senza la conseguente variazione catastale.
La legge di bilancio 2024 ha previsto che l’agenzia delle entrate verifichi la presentazione delle dichiarazioni di variazione per gli immobili oggetto di interventi agevolati dal superbonus e, nei casi dovuti, proceda con comunicazioni ai contribuenti.
Secondo filone: le difformità catastali che emergono dal confronto tra dati e informazioni in archivio (inclusi incroci e controlli “a distanza”). Nella pratica, il rischio riguarda situazioni molto comuni: vani o piani non dichiarati, pertinenze mai censite (box, depositi), ampliamenti di immobili non registrati. Anche senza “malafede”, basta una planimetria non aggiornata o un vecchio stato di fatto mai allineato.
Un ultimo dettaglio pratico che molti sottovalutano: dal 1° gennaio 2026 alcune modalità di correzione dati catastali sono cambiate (ad esempio è stato dismesso un vecchio canale “contact center” per certe rettifiche), quindi conviene muoversi con strumenti e procedure aggiornati, anche quando si tratta solo di correggere errori materiali.
In sintesi: questa ondata di lettere non va vissuta come “panico fiscale”, ma nemmeno come spam. È il classico momento in cui chi ha fatto lavori (magari in buona fede) scopre che il vero labirinto non era il cantiere, ma il dopo.


