27 Marzo 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Altro che tappo di champagne: nelle Marche il sughero diventa materiale per muri e cappotti
Granulato di sughero Diasen per isolante pareti.

Ecco come il sughero usato da Diasen si trasforma da scarto a materiale per biomalte e biopitture. Un’eccellenza della bioedilizia Made in Italy mostra come un residuo produttivo possa migliorare isolamento termico, comfort degli ambienti domestici e tagliare le bollette in casa.

 

Perché il sughero in edilizia non è solo una moda?

Per anni il sughero è rimasto confinato nell’immaginario di tutti a un gesto preciso: stappare una bottiglia. Oggi, però, questo materiale naturale si sta prendendo uno spazio molto più ampio, e non per effetto di una semplice tendenza estetica. 

 

Il punto è proprio questo: il sughero non torna al centro perché “fa green” o perché suona bene in brochure. Torna perché ha una struttura unica, maturata in milioni di anni di evoluzione naturale, che lo rende interessante per chi progetta edifici, ristrutturazioni energetiche e rivestimenti con un’attenzione nuova al benessere degli ambienti. 

 

Il caso dell’azienda marchigiana Diasen è emblematico proprio per questo: non si limita a usare un materiale naturale, ma recupera uno scarto della produzione dei tappi in sughero e lo trasforma in una soluzione per l’edilizia. In questo scenario si inserisce il tema dell’architettura biofilica, cioè quell’approccio che punta a riportare negli spazi costruiti elementi capaci di trasmettere una sensazione di benessere perché connessi al mondo naturale.

 

Dai tappi ai muri di casa: il caso Diasen

La trasformazione raccontata da Diasen parte da lontano. L’azienda, nata negli anni Venti e con sede a Sassoferrato, ha progressivamente orientato la produzione in chiave sostenibile, sviluppando biomalte e biopitture a base naturale. Al centro c’è Diathonite, una biomalta composta da sughero, argilla, polveri diatomeiche e calce idraulica naturale.

 

Il sughero arriva dalla Sardegna, dove Diasen acquista lo scarto della produzione dei tappi. Questo materiale viene trasformato prima in polvere e poi in granulato, per essere infine integrato nei composti naturali utilizzati per malte e pitture. Il risultato varia in base alla lavorazione e alla densità: si ottengono così prodotti destinati ad ambienti interni, esterni e perfino a sistemi di cappotto termico.

 

La promessa, del resto, è molto chiara: più isolamento, più equilibrio dell’umidità, più comfort acustico e una naturale azione antimuffa. Tradotto in termini pratici, significa ambienti che possono richiedere meno riscaldamento in inverno e meno raffrescamento in estate, con il possibile effetto di alleggerire i consumi energetici e quindi anche il peso delle bollette.

 

Il sughero può battere i materiali più diffusi?

La domanda è inevitabile, soprattutto quando si parla di un materiale che molti continuano a percepire come alternativo o di nicchia. Nel caso del sughero Diasen, il dato più forte riguarda la resistenza termica, cioè la capacità di un materiale di opporsi al passaggio del calore.

 

Secondo quanto sottolineato dall’azienda, grazie al lavoro con l’Università Politecnica delle Marche è stato possibile stimare un vantaggio compreso tra il 5% e il 15% in più rispetto ai materiali più diffusi. È questo il punto che sposta il sughero dal piano del racconto interessante a quello della prestazione da osservare con attenzione.

 

Non è solo una questione tecnica. Il vantaggio termico, per chi vive gli spazi, si traduce in una sensazione più stabile e più equilibrata degli ambienti. E qui entra in gioco anche un altro aspetto: il comfort termoigrometrico, cioè l’equilibrio tra temperatura e umidità interna. Un ambiente troppo umido o troppo secco, infatti, può risultare sgradevole anche quando il termometro sembra dare ragione.

 

La trasformazione del sughero nei prodotti Diasen per bioedilizia.

 

Perché architetti e progettisti guardano di nuovo al sughero

Se il sughero sta tornando nell’orbita dei professionisti, non è solo per il fascino del materiale naturale o per la spinta della sostenibilità. A interessare davvero architetti e progettisti è la possibilità di avere un prodotto con prestazioni precise, ma anche con una forte adattabilità.

 

Questo materiale infatti permette un approccio quasi sartoriale: colori personalizzati, granulometrie diverse, risposte costruite sulle esigenze del progetto. È un elemento importante, perché il mercato delle finiture e dei rivestimenti premia sempre di più le soluzioni capaci di unire performance e identità estetica.

 

Anche il tema dei costi va letto con attenzione. Diasen colloca i propri prodotti col sughero in una fascia premium, quindi non sul livello più basso del mercato. Ma il ragionamento non si ferma al prezzo del materiale. Secondo l’azienda, l’applicazione a spruzzo richiede meno lavoro rispetto a una posa spatolata, e questo può aumentare l’efficienza del cantiere.

 

In altre parole, il valore si sposta anche sul tempo e sull’organizzazione della manodopera, due aspetti che per imprese e progettisti pesano sempre di più. Non sorprende, allora, che l’orientamento dell’azienda sia più verso la progettazione che verso il retail.

 

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