
Nel 2030 potrebbe rischiare di più chi lavora davanti a uno schermo rispetto a chi opera in cantiere. Lo studio di settore Edilnet confronta quattro professioni e tre possibili scenari.
Perché i lavori manuali potrebbero resistere più a lungo?
L’intelligenza artificiale metterà sotto pressione chi prepara documenti, analizza dati e lavora al computer piuttosto che chi installa un impianto elettrico o ristruttura un appartamento? La domanda comincia a trovare risposte negli studi sulle attività professionali.
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), nel 2025 circa un quarto dell’occupazione mondiale ricadeva in professioni potenzialmente esposte all’intelligenza artificiale generativa. Le attività impiegatizie risultano tra le più esposte, ma l’effetto prevalente atteso è la trasformazione del lavoro, non necessariamente la sua sostituzione.
Contemporaneamente, l’AI sta entrando nelle imprese a velocità molto differenti. Secondo un’elaborazione Edilnet su dati Eurostat 2025, nell’Unione europea l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle attività professionali, scientifiche e tecniche supera di 29,64 punti percentuali quella delle costruzioni. Il divario tra attività immobiliari e costruzioni è invece di 14,03 punti.
Due differenze che raccontano quanto l’innovazione digitale proceda a velocità diseguali, pur senza rappresentare direttamente le singole professioni. Ma che cosa potrebbe accadere entro il 2030?
Per rispondere, Edilnet ha incrociato i dati di Eurostat, ISTAT, ILO, Commissione europea e RICS, costruendo tre scenari di diffusione dell’AI nei settori economici pertinenti e una matrice di analisi dedicata a quattro attività: impresa di ristrutturazioni, elettricista, geometra e agente immobiliare.
Numeri da paura o solo AI washing?
La domanda alla quale proviamo a rispondere è: chi riuscirà a sfruttare questa trasformazione e chi, invece, rischierà di non beneficiarne?
La questione, del resto, non riguarda più soltanto il futuro. Negli Stati Uniti, secondo Challenger, Gray & Christmas, tra gennaio e settembre 2026 le aziende hanno citato l’intelligenza artificiale negli annunci relativi a 120.136 tagli di posti di lavoro, circa il 21% del totale.
Non significa che altrettante persone siano state effettivamente sostituite da algoritmi: dietro una riduzione del personale possono convivere automazione, riorganizzazione e scelte economiche. Una precisazione che serve a introdurre anche il concetto di AI washing.
Ma esistono anche esempi concreti. Nel 2025 Salesforce ha ridotto il personale dedicato all’assistenza clienti da circa 9.000 a 5.000 addetti, una decisione che il suo amministratore delegato ha collegato all’impiego di agenti AI.
Parte dei lavoratori è stata ricollocata, ma il cambiamento organizzativo è reale. L’automazione sta già modificando alcuni lavori digitali. Un fatto che, al momento, non autorizza a prevedere lo stesso impatto su chi opera materialmente in cantiere.

L’AI accelera (ma nei cantieri è ancora ai box)
Per capire quanto sia ampio il divario, bisogna partire da ciò che sappiamo oggi. Secondo Eurostat, nel 2025 quasi il 20% delle imprese europee con almeno 10 addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Una crescita significativa, che nasconde però differenze profonde tra settori.
Settore economico nell’UE |
Imprese che utilizzano AI nel 2025 |
Costruzioni |
10,79% |
Attività immobiliari |
24,82% |
Attività professionali, scientifiche e tecniche |
40,43% |
Media delle attività economiche rilevate |
19,95% |
Fonte: Eurostat, 2025. Elaborazione Edilnet. Percentuali riferite alle imprese con almeno 10 addetti.
Il dato più evidente è che le costruzioni si collocano nettamente sotto la media europea. Le attività professionali e tecniche, invece, registrano una diffusione quasi quattro volte superiore.

Le imprese italiane tengono il passo a ritmo diverso
Il divario è misurato tra settori economici, non tra singoli lavoratori. L’Italia, ad esempio, presenta differenze importanti.
Secondo ISTAT, Imprese e ICT 2025, le imprese italiane con almeno 10 addetti che utilizzano AI sono passate dal 5% nel 2023 all’8,2% nel 2024 e al 16,4% nel 2025. La dimensione aziendale conta: l’adozione raggiunge il 53,1% nelle grandi imprese, contro il 15,7% nelle PMI considerate dalla rilevazione.
C’è poi un’altra differenza che i numeri generali non mostrano: utilizzare occasionalmente uno strumento AI non equivale a integrarlo stabilmente nel lavoro. Il rapporto RICS 2026, basato su 3.148 risposte raccolte a livello internazionale, evidenzia che il 39% delle organizzazioni considerate nelle costruzioni e nell’immobiliare commerciale si trova nella fase dei progetti pilota.
L’utilizzo regolare in processi specifici raggiunge invece il 19% nelle costruzioni e il 29% nell’immobiliare commerciale. La distanza non riguarda quindi soltanto chi possiede uno strumento, ma anche chi riesce a trasformarlo in una componente stabile dell’organizzazione.
Quattro professioni: impatti diversi di intelligenza artificiale
Per capire gli impatti di AI sul lavoro in campo edile e immobiliare entro il 2030, abbiamo analizzato le attività concrete di quattro professioni, distinguendo le mansioni potenzialmente assistibili da intelligenza artificiale da quelle che richiedono intervento fisico, controllo professionale o relazione personale.
Impresa di ristrutturazioni
Una piccola impresa di ristrutturazioni deve coordinare e gestire lavori, fornitori, maestranze, preventivi e richieste dei clienti. Molte di queste attività producono informazioni che l’AI potrebbe contribuire a organizzare.
L’elaborazione preliminare di un’offerta, il confronto tra documenti, la programmazione delle lavorazioni e il controllo degli scostamenti economici rappresentano possibili ambiti di applicazione.
Non è difficile immaginare, entro il 2030, strumenti capaci di assistere un’impresa nella preparazione di un preventivo di ristrutturazione, nella gestione delle modifiche richieste dal committente o nella consultazione dei documenti di cantiere.
Ma resta una differenza enorme tra elaborare informazioni e svolgere i lavori. Demolizioni, murature, impermeabilizzazioni, posa dei rivestimenti e gestione degli imprevisti sul posto richiedono competenze operative, attrezzature e intervento umano.
Il rischio competitivo più plausibile riguarda quindi l’organizzazione: un’impresa capace di utilizzare strumenti affidabili potrebbe velocizzare alcune procedure rispetto a una concorrente meno digitalizzata. Il beneficio, però, dipenderà dalla qualità dei dati disponibili e dall’effettiva integrazione degli strumenti.
Elettricista
Un elettricista interviene su impianti reali, in edifici diversi, con condizioni tecniche e problemi spesso non completamente prevedibili. Installare componenti, effettuare misurazioni, individuare guasti e verificare la sicurezza di un impianto sono attività che non possono essere affidate direttamente a un sistema generativo di testi.
Il quadro è coerente con la ricerca ILO–NASK del 2025, che individua una maggiore esposizione nelle attività digitali e impiegatizie rispetto a numerose occupazioni manuali. Questo non esclude che l’elettricista possa utilizzare strumenti AI per consultare documentazione tecnica, preparare offerte, organizzare appuntamenti o gestire comunicazioni.
C’è inoltre un elemento che rende interessante questa professione: la domanda di competenze operative specializzate evidente anche in settori in espansione come l’edilizia green. Il sistema informativo Excelsior di Unioncamere segnala difficoltà di reperimento per diverse figure manuali, tra cui gli elettricisti nelle costruzioni civili.
La carenza di personale non dimostra che una professione sia insostituibile, ma suggerisce che la disponibilità di competenze pratiche rimane un problema concreto del mercato del lavoro. Entro il 2030, quindi, l’elettricista potrebbe essere tra le figure relativamente più protette dalla sostituzione diretta dell’AI generativa, pur avendo nuove opportunità di supporto digitale.
Geometra
La professione del geometra presenta un rapporto più articolato con l’intelligenza artificiale. Rilievi, computi metrici, pratiche edilizie, elaborati tecnici, verifiche catastali e attività di progettazione assistita comprendono componenti digitali e documentali che potrebbero beneficiare di strumenti AI.
Ma la professione non può essere ridotta all’elaborazione di file. Le attività sul campo, l’interpretazione delle condizioni reali dell’immobile, le responsabilità connesse agli atti tecnici richiedono valutazioni professionali.
La trasformazione è già entrata nel dibattito formativo del settore e si assiste al moltiplicarsi dell’offerta di corsi dedicati a tecnologie come BIM, droni e strumenti digitali per le costruzioni.
È un segnale dell’attenzione verso nuove competenze, non una prova che tali tecnologie siano già utilizzate dalla maggioranza dei geometri. Il possibile cambiamento dipenderà quindi dalle mansioni effettivamente svolte. Un professionista concentrato su elaborazioni digitali potrebbe incontrare trasformazioni diverse rispetto a uno impegnato prevalentemente in rilievi e attività sul campo.
Agente immobiliare
L’agente immobiliare è forse la figura nella quale alcune applicazioni dell’AI risultano più immediatamente riconoscibili. Annunci, descrizioni degli immobili, immagini assistite dall’AI e virtual staging, organizzazione dei contatti e comunicazioni possono essere assistiti da strumenti digitali.
La FIAIP, nelle indicazioni operative diffuse nell’agosto 2026, richiama proprio l’esigenza di trasparenza, controllo umano e attenzione ai dati trattati dagli strumenti di intelligenza artificiale. Un annuncio può essere generato in pochi secondi. Ma un’informazione sbagliata sulle caratteristiche dell’immobile può creare problemi che nessuna rapidità di scrittura compensa.
Analogamente, le valutazioni assistite per esempio per la stima immobiliare, non sostituiscono automaticamente le verifiche necessarie per una compravendita. Il rapporto fiduciario, il sopralluogo, la negoziazione e la conoscenza concreta del mercato mantengono quindi un peso rilevante.
L’AI potrebbe ridurre il tempo dedicato ad alcune attività informative e commerciali, ma il vantaggio dipenderà dalla capacità dell’agente di controllare e utilizzare correttamente i risultati.
La seguente matrice sintetizza il possibile impatto sulle quattro attività.
Figura professionale |
Attività potenzialmente assistibili |
Attività relativamente più protette dalla sostituzione diretta |
Impresa di ristrutturazioni |
Preventivi, documentazione, programmazione, gestione commesse |
Lavorazioni materiali, sopralluoghi e coordinamento operativo |
Elettricista |
Documentazione tecnica, preventivi, organizzazione |
Installazione, misurazioni, diagnosi e verifiche fisiche |
Geometra |
Computi, documenti, elaborazione dati, supporto alle pratiche |
Rilievi sul campo, valutazioni contestuali e responsabilità professionali |
Agente immobiliare |
Annunci, analisi preliminari, comunicazioni e gestione contatti |
Sopralluoghi, negoziazione, verifiche e relazione fiduciaria |
Elaborazione qualitativa Edilnet sulla base delle mansioni professionali e delle applicazioni documentate. Non rappresenta una misurazione del tempo automatizzabile.
Lavoro nel 2030: quanto pesa il divario digitale?
Fin qui abbiamo osservato il presente. Ma il 2030 è abbastanza vicino da rendere interessante una previsione e abbastanza lontano da imporre prudenza. La Commissione europea, nel rapporto State of the Digital Decade 2026, prevede che, lungo la traiettoria di riferimento, il 54,28% delle imprese europee potrebbe adottare tecnologie AI entro il 2030.
È una proiezione, distinta dall’obiettivo politico europeo del 75%. Partendo da questo riferimento e dalle percentuali Eurostat 2025, Edilnet ha costruito tre scenari condizionati di diffusione dell’AI, applicando ai settori economici un modello comune.
- Scenario prudente: diffusione più lenta, con maggiori ostacoli organizzativi e investimenti limitati.
- Scenario intermedio: crescita coerente con la traiettoria europea di riferimento.
- Scenario accelerato: maggiore diffusione, favorita da strumenti più accessibili e capacità di integrazione.
Settore UE |
Dato osservato 2025 |
Prudente 2030 |
Intermedio 2030 |
Accelerato 2030 |
Costruzioni |
10,79% |
34,2% |
49,0% |
62,0% |
Attività immobiliari |
24,82% |
44,5% |
57,1% |
68,0% |
Attività professionali e tecniche |
40,43% |
56,0% |
66,0% |
74,6% |
Elaborazione Edilnet su dati Eurostat 2025 e proiezione della Commissione europea 2026. I valori al 2030 sono simulazioni, non previsioni ufficiali per i singoli settori.

Nello scenario intermedio, la quota di imprese delle costruzioni che utilizza l’AI arriverebbe intorno al 49%, contro il 66% nelle attività professionali e tecniche. Il divario si ridurrebbe rispetto al 2025, passando da 29,64 a circa 16,9 punti percentuali. Lo stress test Edilnet mostra che, modificando del 25% la velocità di diffusione ipotizzata nei due settori, lo scostamento finale può variare sensibilmente.
Ipotesi al 2030 |
Costruzioni |
Attività professionali e tecniche |
Divario |
Crescita uniforme |
49,0% |
66,0% |
16,9 punti |
Costruzioni più lente e attività professionali più rapide |
41,0% |
70,7% |
29,7 punti |
Costruzioni più rapide e attività professionali più lente |
56,2% |
60,6% |
4,5 punti |
Stress test Edilnet: variazione del ±25% del tasso di diffusione annuo nello scenario intermedio. I risultati rappresentano possibilità condizionate, non intervalli statistici di confidenza.
Previsioni sul 2030: cosa non ci dicono i dati
La distinzione tra diffusione dell’intelligenza artificiale ed effetto sull’occupazione è il limite più importante di questo studio. I dati Eurostat misurano l’utilizzo di almeno una tecnologia AI nelle imprese, ma non indicano quante ore di lavoro siano state risparmiate, quanti professionisti abbiano modificato le proprie mansioni o quanti posti siano stati sostituiti.
Per elaborare gli scenari al 2030, Edilnet ha ipotizzato che ogni anno una determinata quota delle imprese che ancora non utilizzano l’AI inizi ad adottarla. Il modello considera cinque anni, dal 2025 al 2030, e tre diverse velocità di diffusione
- 5,9% nello scenario prudente, un’ipotesi conservativa basata sul ritmo europeo del 2023-2024;
- 10,6% nello scenario intermedio, calibrato sulla proiezione della Commissione europea;
- 15,7% nello scenario accelerato, scelto come valore intermedio tra il tasso dello scenario centrale e quello che porterebbe, in via teorica, al 75% di adozione dell’AI entro il 2030.
La formula utilizzata è: Adozione futura = 100 − (100 − adozione iniziale) × (1 − q)⁵
Dove q rappresenta la quota annua ipotizzata di nuove utilizzatrici tra le imprese che non hanno ancora adottato l’AI, espressa in forma decimale (ad esempio, 0,106 per il 10,6%). Il modello assume un tasso costante nei cinque anni e che le imprese, una volta adottata l’AI, continuino a utilizzarla. I risultati sono simulazioni condizionate alle ipotesi adottate, non previsioni statistiche certe.
Esistono anche limiti di rappresentatività:
- Le statistiche Eurostat e ISTAT considerate riguardano imprese con almeno 10 addetti ed escludono molte microattività.
- Le categorie economiche comprendono professioni differenti e non corrispondono direttamente ai quattro casi analizzati.
- I dati RICS derivano da indagini internazionali su professionisti delle costruzioni e dell’immobiliare commerciale.
- Le classificazioni ILO misurano l’esposizione potenziale delle mansioni all’AI generativa, non il loro effettivo grado di sostituzione.
- L’evoluzione delle tecnologie rilevate limita la possibilità di interpretare le serie storiche come perfettamente omogenee.
Nessun lavoro è escluso dalla trasformazione
Il risultato forse più interessante di questa analisi è che il rischio di sostituzione e il rischio di restare indietro non coincidono.
Un elettricista potrebbe essere relativamente più protetto dalla sostituzione diretta dell’AI generativa rispetto a chi svolge prevalentemente attività documentali. Lo stesso vale per molte professioni manuali che continuano a richiedere presenza fisica, abilità pratica e adattamento alle condizioni del cantiere.
Al contrario, geometri e agenti immobiliari potrebbero assistere a una trasformazione più marcata di alcune attività digitali, senza che questo comporti automaticamente la scomparsa della professione.
Per le imprese di ristrutturazioni, il cambiamento potrebbe concentrarsi soprattutto nella gestione dei processi: meno tempo dedicato ad alcune procedure e maggiore capacità di organizzare informazioni, quando gli strumenti funzionano e i dati sono affidabili.
La ricerca mostra che le condizioni di partenza sono differenti e che l’utilità dell’AI dipenderà tanto dalla natura del lavoro quanto dalle capacità organizzative, dalle competenze e dalle scelte di adozione.
Il settore delle costruzioni continua ad avere bisogno di persone capaci di intervenire sugli edifici, risolvere problemi concreti e assumersi responsabilità professionali. E le difficoltà di reperimento di diverse figure specializzate ricordano quanto quel lavoro rimanga necessario.
Perché il futuro del lavoro nell’edilizia non si giocherà soltanto sulla quantità di intelligenza artificiale utilizzata. Si giocherà anche sulla capacità di riconoscere dove la tecnologia aggiunge valore e dove, invece, il lavoro umano rimane indispensabile.