
Un tempo la risposta sarebbe stata scontata. Oggi, tra prezzi elevati e incertezza lavorativa, comprare casa da giovani è diventato più difficile, e c’è chi sostiene che non convenga nemmeno più. ma cosa pensano veramente i giovani? Lo dice uno studio.
Comprare casa o non comprare casa?
Per decenni, almeno dal dopoguerra, l’acquisto della casa ha rappresentato un momento quasi obbligato per i giovani che volevano dirsi finalmente adulti. Come un rito di passaggio, è stato una tappa fondamentale, in alcuni casi scontata. Da qui l’elevato numero di proprietari di casa che si contano in Italia.
Questo paradigma però potrebbe essere finito. In primis, perché non più sostenuto dalle condizioni di mercato: le case costano troppo rispetto a quanto si guadagna in media. In secondo luogo, perché messo in discussione da un’idea che si è diffusa in alcuni ambienti: che comprare casa porti solo guai (ovvero tasse e spese da pagare) e che convenga rimanere in affitto.
Quanto è diffuso questo convincimento? E cosa pensano i giovani nel loro intimo? Per rispondere, possiamo ricorrere all’ultimo Ipsos Housing Monitor.
Cosa dice la ricerca
L’Ipsos Housing Monitor 2025 è uno studio internazionale condotto da Ipsos in 30 Paesi per indagare percezioni, aspirazioni e preoccupazioni delle persone rispetto alla situazione abitativa. L’indagine ha coinvolto complessivamente 22.279 adulti; in Italia il campione comprende circa 1.000 persone. La rilevazione è stata realizzata prevalentemente online tra novembre e dicembre 2024, e i dati sono stati ponderati per riflettere la composizione demografica della popolazione dei singoli Paesi.
Ebbene, l 70% degli under 35 italiani ritiene che oggi, per la propria generazione, sia più difficile comprare o affittare una casa rispetto a quanto lo fosse per i propri genitori. Allo stesso tempo, in Italia il 76% della popolazione desidera possedere casa e, tra gli affittuari, il 65% vorrebbe diventare proprietario; però il 53% degli affittuari pensa che non potrà mai permetterselo.
Cosa pensano i giovani
Una rondine non fa primavera, e una ricerca di certo non esaurisce il sentire di un’intera categoria. Fornisce però indicazioni di massima. Il desiderio di proprietà resta molto diffuso tra gli italiani, e la maggior parte dei giovani percepisce l’accesso alla casa come più difficile di quanto fosse per i propri genitori.
Ciò ridimensiona l’idea che vivere in affitto sia diventato preferibile agli occhi dei più. Non dice se comprare convenga, ma indica che l’aspirazione alla proprietà non è venuta meno, e in questo senso stabilisce una continuità tra le generazioni. A cambiare è il contesto: prezzi, redditi, stabilità del lavoro.
Ciò che prima era scontato, acquistare una casa quando si è giovani, magari prima di sposarsi, oggi è molto più difficile.
Si tratta di una dinamica doppiamente amara. Da un lato, certifica che si è ristretto l’accesso a un traguardo importante, anche se non garantito. Dall’altro, sembra incrinare il patto generazionale: i giovani di oggi, senza che ne abbiano alcuna colpa, sono più svantaggiati rispetto a quelli di ieri


