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Il Superbonus è arrivato a quota 174 miliardi: una cifra enorme, vicina per ordine di grandezza al PNRR italiano. Il Fisco ha scartato o messo sotto analisi 4,1 miliardi di crediti, mentre la politica parla di sprechi e frodi. Ma la misura ha anche spinto edilizia, occupazione e ripresa post Covid. Il punto è uno: il prezzo pagato valeva davvero il risultato?
Costo Superbonus fuori controllo?
Arriva il costo finale del Superbonus e si accende la polemica. La misura continua a far discutere anche quando, ormai, è alle spalle: la spesa complessiva sarebbe arrivata a 174 miliardi di euro, una cifra molto superiore alle previsioni iniziali e vicina, per ordine di grandezza, all’intero valore del PNRR italiano.
Una misura nata per rilanciare l’edilizia, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e sostenere famiglie e condomìni si è trasformata in uno dei capitoli più discussi della finanza pubblica degli ultimi anni. Il punto non è solo quanto sia costata, ma anche quanto sia stato difficile controllarne l’andamento.
Secondo quanto emerso dalle analisi del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera, il Fisco ha lavorato su due fronti: da un lato i controlli preventivi, che avrebbero consentito di scartare 1,8 miliardi di crediti; dall’altro le attività di analisi del rischio, con 2,3 miliardi di crediti Superbonus finiti sotto osservazione perché considerati potenzialmente pericolosi.
La somma porta a 4,1 miliardi di euro tra crediti scartati o messi sotto analisi. E il dato più pesante riguarda le possibili frodi: alcune comunicazioni di cessione del credito o sconto in fattura avrebbero mostrato profili di rischio talmente elevati da portare a 680 milioni già sequestrati dall’autorità giudiziaria.
Con i soldi del Superbonus quante case si potevano costruire?
Giorgia Meloni, intervistata da Panorama, ha rilanciato un confronto destinato a far discutere: con 160 miliardi destinati a Superbonus e bonus facciate, secondo la premier, si sarebbero potuti costruire oltre 1,6 milioni di alloggi.
Si tratta di una valutazione politica sul costo-opportunità della misura. La domanda, però, resta centrale: quei soldi hanno prodotto abbastanza benefici rispetto a quanto sono costati? Il tema dei cantieri lasciati a metà è forse quello più concreto per i cittadini. Perché dietro le cifre enormi ci sono anche proprietari che avevano avviato lavori confidando in regole, cessioni del credito e sconti in fattura, per poi trovarsi, come gli esodati del Superbonus, tra imprese sparite o difficoltà a completare gli interventi.
In questo senso, parlare di “soldi buttati” relativamente al costo del Superbonus può essere una semplificazione. Ma far finta che il conto sia ‘normale’ sarebbe l’altra grande semplificazione. La verità è che il Superbonus ha aperto molti cantieri, ma anche voragini di bilancio e una quantità di problemi che ancora oggi producono effetti.
Spreco o motore della ripresa?
La parte più interessante del dibattito è che il costo del Superbonus non può essere liquidato soltanto come spreco. La misura ha avuto anche effetti reali sull’economia italiana, soprattutto nel triennio successivo alla pandemia. Ha sostenuto investimenti per oltre 100 miliardi di euro, ha spinto il settore delle costruzioni tra il 2021 e il 2023, ha contribuito alla crescita economica in una fase delicatissima e ha avuto ricadute positive su occupazione, produzione industriale collegata all’edilizia e gettito fiscale generato dall’aumento dell’attività.
È qui che il giudizio si complica. Da una parte c’è un conto enorme, arrivato a quota 174 miliardi e finito al centro del dibattito su deficit e sostenibilità della spesa pubblica. Dall’altra c’è una misura che ha messo in moto cantieri, imprese, professionisti, filiere produttive e consumi in un momento in cui il Paese doveva ripartire dopo il Covid-19.
Il punto, quindi, non è stabilire se il Superbonus abbia prodotto effetti positivi. Li ha prodotti. Il problema è capire se quei benefici giustificassero un costo così alto, con un sistema così difficile da controllare e con un impatto così pesante sui conti pubblici. E no, il Superbonus non può essere raccontato come una misura che “si è ripagata da sola”: il ritorno fiscale generato dall’aumento dell’attività economica è stato importante, ma inferiore al costo sostenuto dallo Stato.
La lezione, per il futuro dei bonus edilizi, è evidente: incentivare la riqualificazione edilizia resta necessario, ma non basta stanziare soldi e aprire le porte. Perché il Superbonus ha dimostrato una cosa: l’edilizia può davvero trainare l’economia. Ma se la misura scappa di mano, il cantiere più grande rischia di diventare quello dei conti da sistemare.


