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Dicono che è obbligatorio per legge, poi fanno firmare e sul POS digitano un’altra cifra. Così centinaia di persone sono state raggirate e i truffatori hanno intascato 2,8 milioni di euro. Come difendersi e perché l’allarme è reale.
Cos’è la truffa dei rilevatori di gas?
La paura resta una delle leve più potenti quando si parla di sicurezza domestica. È proprio su questo meccanismo che si basa la truffa dei rilevatori di gas. La questione è tornata al centro dell’attenzione dopo una vasta indagine che ha fatto emergere un sistema criminale strutturato e diffuso in più regioni italiane.
Gli operatori si presentavano direttamente nelle abitazioni, spesso di persone anziane o fragili, sostenendo che l’installazione di rilevatori di gas è obbligatoria per legge. Un’affermazione falsa, ma credibile agli occhi di chi non ha strumenti per verificarla sul momento. L’obbligo di dotarsi di rilevatori di gas combustibili e di monossido di carbonio è obbligatorio (legge n. 191/2023) soltanto per le unità immobiliari destinate agli affitti brevi e alle locazioni turistiche (es. case vacanza, o affitti inferiori a 30 giorni).
In questa truffa, la pressione psicologica ha fatto il resto: il rischio di esplosioni, fughe di gas o sanzioni spingeva molte vittime ad accettare l’acquisto senza approfondire.
Dove colpiva la truffa dei rilevatori di gas?
Il passaggio più insidioso avveniva al momento del pagamento. Utilizzando POS portatili, gli incaricati digitavano importi molto più alti rispetto a quelli indicati nella documentazione commerciale firmata. In molti casi, l’addebito veniva scoperto solo giorni dopo, quando ormai rintracciare i responsabili era diventato complicato.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli episodi accertati sono almeno 208, ma rappresenterebbero solo una parte del fenomeno reale. Il sospetto è che molte vittime, per vergogna o rassegnazione, non abbiano mai sporto denuncia, lasciando campo libero a un business costruito sulla disinformazione.
Dietro le singole truffe non agivano venditori improvvisati, ma un’organizzazione ben strutturata con base in provincia di Brescia. L’inchiesta ha portato all’arresto del presunto dominus del gruppo e ha coinvolto complessivamente 49 persone, attive su un’area geografica molto ampia. Le truffe si sarebbero estese a sette regioni:
- Toscana;
- Liguria;
- Piemonte;
- Lombardia;
- Emilia-Romagna;
- Trentino-Alto Adige;
L’analisi dei flussi bancari ha permesso di stimare un profitto illecito di circa 2,84 milioni di euro, per i quali è stato disposto il sequestro. A questi si aggiungono oltre 327.000 euro contestati per attività di riciclaggio nei confronti di nove indagati. Per gestire e riciclare i proventi illeciti, l’organizzazione avrebbe creato nove imprese intestate fittiziamente a prestanome. In realtà, la gestione sarebbe stata riconducibile a un unico soggetto, ora finito in carcere.
Come difendersi dalle truffe in casa?
Questa vicenda riaccende i riflettori su un tema cruciale: la scarsa conoscenza delle reali norme sulla sicurezza domestica. Non esiste alcun obbligo generalizzato di acquistare rilevatori di gas da venditori porta a porta, né di farlo senza poter confrontare prezzi, certificazioni e reali necessità dell’abitazione.
In questo contesto diventa fondamentale distinguere tra sicurezza reale e allarmismi costruiti ad arte. Chi ha i fornelli a induzione invece di quelli a gas, ovviamente, è esente da questo tipo di truffa in particolare. Ma gli altri come si difendono?
La regola d’oro resta una: mai acquistare dispositivi di sicurezza sotto pressione, mai fidarsi di chi si presenta senza appuntamento e invoca leggi vaghe o minacce velate. In caso di dubbi, è sempre meglio prendersi tempo, chiedere consiglio a un familiare o a un tecnico di fiducia. Restare informati, oggi più che mai, è l’unico vero strumento per difendere la propria casa e le persone più vulnerabili.


