20 Marzo 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Il Nordovest vuole le stesse agevolazioni del Mezzogiorno: il governatore Cirio spinge sulle ZES
Il Nord vuole gli aiuti del Sud Italia: il governatore Cirio spinge sulle zone economiche speciali per Piemonte, Lombardia e Liguria.

Alberto Cirio rilancia l’idea di una Zona Economica Speciale tra Piemonte, Lombardia e Liguria, con focus su Torino e Alessandria. Incentivi fiscali, burocrazia alleggerita: la Regione Piemonte porta in Senato il dossier su una mini ZES per le aree più in difficoltà.

 

Il Piemonte mette al centro la Zona economica Speciale

Per mesi è rimasta sul tavolo della Regione Piemonte come un dossier da affinare. Ora, invece, la Zona economica speciale non è più un’ipotesi vaga: è diventata una proposta politica ed economica vera.

 

Come tale è stata illustrata anche alla commissione Industria del Senato dall’assessore al Bilancio Andrea Tronzano. L’idea è semplice, almeno sulla carta: creare una ZES piemontese, in versione ridotta, concentrata soprattutto tra torinese e alessandrino, con incentivi fiscali, come il credito d’imposta aree ZES, e una macchina burocratica molto più leggera.

 

Ed è qui che il tema si fa inevitabilmente politico. Perché le ZES sono state lanciate dal governo Draghi nel 2021 come leva per il rilancio del Sud Italia. Oggi, invece, è il Nord a bussare alla stessa porta. Alberto Cirio lo dice apertamente: non bisogna limitare questo strumento alle regioni meridionali. Anzi, secondo il presidente del Piemonte, anche nel Nordovest esistono aree che stanno vivendo una fase difficile e che meritano le stesse agevolazioni previste per i territori più fragili del Paese.

 

Dal mito del Nord forte alla realtà delle aree in affanno

Il punto più urticante è proprio questo: il Piemonte, insieme a Lombardia e Liguria, continua a rappresentare un pezzo rilevante del sistema produttivo italiano, ma dentro questo blocco industriale ci sono crepe sempre più evidenti. La crisi dell’automotive, da anni pilastro dell’economia piemontese e lombarda, e le difficoltà dell’acciaio hanno rallentato territori che un tempo correvano senza bisogno di stampelle.

 

La proposta, peraltro, non punta a un’estensione generalizzata, ma a una “mini” ZES destinata alle zone più in difficoltà. Un modo per tenere insieme due messaggi: il Piemonte non rinnega la propria vocazione industriale, ma chiede strumenti straordinari per non lasciare indietro pezzi interi del proprio territorio.

 

Le fabbriche abbandonate e la partita vera degli investimenti

Dietro la richiesta della Zona economica speciale per il Nordovest c’è una questione molto concreta: il futuro delle aree industriali in crisi. Confindustria Piemonte insiste sulla necessità di un’azione condivisa tra Regione, governo ed Europa per sostenere automotive e mobilità sostenibile. L’obiettivo è rafforzare la filiera, ridurre la dipendenza da fornitori esterni e rimettere in moto investimenti che oggi arrancano.

 

Cirio ha aggiunto un altro tassello: nella programmazione europea 2028-2034 la Regione intende attivare un fondo per la bonifica dei siti industriali dismessi, così da renderli nuovamente disponibili al mercato e a chi vuole investire. Il riferimento a Torino e alla sua provincia è evidente: lì il post Fiat – non l’eredità milionaria contesa dalla famiglia Agnelli, ma le aree industrializzate e abbandonate – è un lascito pesante e tangibile.

 

È in questo scenario che la Zona economica speciale piemontese diventa il tentativo di dare respiro a territori colpiti, usando leve fiscali e semplificazioni amministrative come calamita per nuovi investimenti. Resta però una domanda che pesa: se il Nord chiede gli strumenti pensati per le aree svantaggiate, siamo davanti a una strategia lungimirante o alla certificazione che certe ferite industriali non si possono più nascondere?

 

Iscriviti e Resta Aggiornato
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments