14 Gennaio 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Hai pagato i lavori in casa dell’ex? Ecco perché puoi riavere tutti i tuoi soldi
Ristruttura la casa dell'ex a Lecce: il Tribunale le riconosce con una nuova sentenza il rimborso di quanto speso.

Se hai messo soldi su una casa non tua, questo articolo ti riguarda (eccome). Chi si ritrova l’immobile valorizzato deve restituire. Ecco come una recente sentenza impatta uno scenario tipico: ristrutturazioni di coppia, rottura e battaglia legale.

 

L’amore finisce, ma la ristrutturazione resta

 

Succede spesso e quasi sempre sono “beghe”: si investe in una ristrutturazione casa “di coppia” perché “questa è la nostra casa”. Poi, a un certo punto, la storia cambia e quell’immobile diventa la “casa dell’ex”. E lì arriva il momento meno romantico di tutti: fare i conti.

 

Il punto non è morale, è pratico (e giuridico): se paghi lavori su un immobile che non è tuo, stai trasferendo valore a qualcuno. Se quel valore resta al proprietario senza un titolo valido che lo giustifichi, può diventare un indebito da restituire.

 

È esattamente la linea segnata dal Tribunale di Lecce (Sezione II) con la sentenza 13 ottobre 2025, n. 2837, firmata dal giudice Sanghez: in presenza di comodato d’uso simulato, chi ha sostenuto le spese per ristrutturare un immobile altrui ha diritto a riavere le somme versate, al netto delle agevolazioni fiscali già godute.

 

La sentenza sulla casa a Lecce ristrutturata dall’ex moglie

 

La vicenda che riguarda la casa a Lecce è molto concreta. Una moglie (attrice in giudizio) cita il marito (convenuto), proprietario esclusivo di un appartamento formalmente concesso in comodato gratuito. L’immobile però non era “pronto da vivere”: era di vecchia costruzione, con impianti non a norma, con carenze strutturali e igieniche.

 

Per renderla vivibile, la donna finanzia integralmente una ristrutturazione integrale con il proprio patrimonio, per un importo di 33.880,00 euro. Poi il rapporto si scioglie, l’appartamento smette di essere abitazione familiare e lei chiede la restituzione di quanto speso. Il proprietario resiste.

 

Il giudice, però, qualifica il comodato come simulato, dal momento che tale istituto presuppone un immobile idoneo all’uso (non era questo il caso). In più, il proprietario avrebbe tratto un doppio vantaggio:

 

  • ristrutturazione completa del proprio bene a spese altrui;
  • beneficio dell’agevolazione IMU legata al comodato.

 

Ed è qui che entra l’articolo 2033 del Codice civile: chi ha pagato senza doverlo fare, può chiedere la restituzione. Ovvero, se il proprietario si ritrova la casa sistemata e di maggior valore senza aver messo mano al portafoglio, e non c’è un titolo valido che giustifichi quel vantaggio, scatta l’obbligo di restituire.

 

Quanto si recupera (e perché non è “doppio guadagno”)

 

La spesa sostenuta è stata 33.880,00 euro. Ma, nel tempo, la donna aveva usufruito delle detrazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie, quantificate in 10.164,00 euro. E il giudice applica un principio di equità lineare: niente arricchimento ingiustificato del proprietario, ma nemmeno duplicazione del beneficio per chi ha investito nella casa dell’ex. Il conto viene fatto così:

 

  • somma spesa: 33.880,00 euro
  • meno detrazioni già godute: 10.164,00 euro
  • totale da rimborsare: 23.716,00 euro

 

A questa cifra si aggiungono interessi legali e rivalutazione monetaria, perché si tratta di un debito di valuta da attualizzare. Insomma, la restituzione non è un jackpot. È un riequilibrio economico, calcolato tenendo conto di ciò che hai già recuperato attraverso il fisco.

 

A cosa fare attenzione se ristrutturi una casa non tua?

 

Se stai per iniziare (o hai già iniziato) lavori su un immobile non intestato a te, prima di tirare fuori i soldi, prova a fissare questi punti:

 

  • chiarisci il titolo di utilizzo dell’immobile (comodato vero e coerente con lo stato della casa, o altro accordo scritto);
  • documenta pagamenti e spese (fatture, bonifici, contratti con imprese e professionisti);
  • stabilisci per iscritto chi paga cosa e perché (e cosa succede se la convivenza finisce);
  • considera il tema detrazioni (chi le usa, per quali importi, e come incidono su eventuali restituzioni);
  • valuta l’impatto sul valore dell’immobile (perché è lì che nasce spesso la frizione: “ho pagato io, ma il valore resta a te”).

 

Il punto di questa pronuncia è: nessuno può arricchirsi alle spalle dell’ex partner grazie a un contratto di facciata, soprattutto quando l’immobile viene trasformato (e valorizzato) con denaro altrui. E sì: è una di quelle storie comuni in cui la parola “ristrutturazione” non riguarda solo muri e impianti. A volte riguarda anche i ruoli e, soprattutto, la “vita” di chi ha pagato davvero.

 

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