11 Marzo 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Case green, Italia già in ritardo: parte l’infrazione UE e il conto può arrivare a 85 miliardi
Italia già indietro sulle case green: scatta la procedura UE e il recepimento dovrà arrivare entro il 29 maggio 2026.

Bruxelles ha aperto una procedura contro l’Italia e il tempo stringe. Intanto restano sul tavolo: il piano di attuazione (in ritardo), le caldaie fossili (nel mirino) e un conto salato a carico dello Stato e dei proprietari di case.

 

Case green: l’Italia è già in ritardo su due fronti

La sensazione è che il vero problema non è più “se” la Direttiva Case Green cambierà il mercato immobiliare italiano, ma quando succederà. Perché il ritardo, al momento, è doppio.

 

Il primo fronte riguarda il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Gli Stati membri avrebbero dovuto inviare una prima bozza alla Commissione europea entro il 31 dicembre 2025, ma l’Italia non l’ha fatto. Insieme al nostro Paese sono rimasti indietro anche due pesi massimi come Francia e Germania. La versione definitiva dovrà essere consegnata entro la fine del 2026.

 

Il secondo fronte è ancora più delicato. Dal 1° gennaio 2025 la Direttiva vietava di concedere incentivi fiscali per l’installazione di caldaie alimentate da combustibili fossili puri. Questo obbligo era operativo da subito, anche senza il recepimento completo della direttiva. L’Italia non lo ha rispettato e Bruxelles ha già aperto una procedura di infrazione.

 

Il punto politico è chiaro: alcune scadenze sono già scadute, e quella più importante per mettere ordine nel sistema ha già una data. Entro il 29 maggio 2026 l’Italia dovrà recepire la Direttiva nel proprio ordinamento e adottare i decreti legislativi necessari a renderla operativa.

 

Quanto costa all’Italia e cosa cambia per chi ha casa?

Qui arriva il conto del ritardo italiano, ed è il punto che più facilmente farà discutere. La rivoluzione delle case green, solo in termini di ristrutturazione energetica, viene stimata in circa 85 miliardi di euro entro il 2030. Eppure, allo stesso tempo, il giro d’affari potenziale viene valutato in 280 miliardi di euro, considerando impatti diretti, indiretti e indotto.

 

Il problema, però, è che i benefici economici non cancellano la complessità della transizione. Perché questa trasformazione richiede tempo, norme chiare, filiere organizzate e competenze che oggi non sono ancora sufficienti. Sul tavolo c’è infatti anche un altro allarme: mancano 15.000 professionisti specializzati nell’edilizia sostenibile. E questo rende la roadmap ancora più fragile.

 

Tra le novità più concrete per proprietari, tecnici e compratori c’è anche il nuovo Attestato di prestazione energetica. Entro il 29 maggio 2026, l’Italia dovrà introdurre una versione aggiornata dell’APE per Case Green, con classi più dettagliate e informazioni aggiuntive su consumi, quota di energie rinnovabili, emissioni di gas serra e GWP. Cambierà anche la durata: la validità dell’attestato scenderà a cinque anni, con possibilità di estensione a dieci per gli edifici più efficienti.

 

È qui che il discorso smette di essere “europeo” e diventa molto italiano: c’è un patrimonio immobiliare vecchio, frammentato, spesso inefficiente, che dovrà essere accompagnato in una trasformazione costosa e tecnicamente impegnativa. E il punto più dolente resta sempre lo stesso: mentre Bruxelles detta la tabella, l’Italia arriva già con il fiato corto:

 

  • Piano in ritardo;
  • Infrazione sulle caldaie aperta;
  • Nuova certificazione APE da riscrivere;
  • Filiera professionale da rafforzare.

 

Non proprio la miglior partenza possibile. Per chi vuole capire la dimensione concreta del problema, basta fare due conti pratici su quanto costa la riqualificazione di una casa da 100 mq? Così è più facile toccare con mano le conseguenze dirette.

 

Quali sono le prossime scadenze della Direttiva Case Green?

Il dossier case green viene spesso ridotto a una formula da slogan, ma le richieste europee sono molto più concrete e scandite nel tempo. Per gli edifici residenziali, gli Stati membri dovranno garantire una riduzione media del consumo di energia di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035.

 

Per gli edifici non residenziali, invece, la road map passa da requisiti minimi di prestazione energetica: dovrà essere ristrutturato il 16% del patrimonio con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033.

 

Poi c’è il capitolo fotovoltaico, che pesa eccome. Se tecnicamente ed economicamente fattibile, gli Stati dovranno assicurare l’installazione progressiva di impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali, in funzione delle dimensioni, e in tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.

 

Road Map Direttiva Case Green

Ecco i passaggi chiave per attuare gli obiettivi previsti dalla Direttiva:

 

  • entro il 1° gennaio 2027 dovranno essere comunicate le tempistiche per individuare i valori limite di GWP (Global Warning Potential) per ogni nuova costruzione;
  • dal 2028 tutti gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero;
  • sempre dal 2028 diventa obbligatorio calcolare il GWP per i nuovi edifici con superficie superiore a 1.000 metri quadri;
  • entro il 31 dicembre 2029 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno poter contare su un proprio impianto solare;
  • dal 1° gennaio 2030 tutti gli immobili di nuova costruzione dovranno essere obbligatoriamente a emissioni zero;
  • sempre al 31 dicembre 2030, i consumi di energia primaria degli immobili residenziali dovranno scendere del 16% rispetto al 2020;
  • dal 2033 i consumi degli immobili non residenziali dovranno diminuire di almeno il 26% rispetto al 2020;
  • tra 2033 e 2035 si dovrà arrivare comunque a una riduzione complessiva del 20 o 22%;
  • l’obiettivo finale resta la decarbonizzazione totale entro il 2050.

 

In altre parole: il 2026 non chiude la partita per le Case Green, la apre davvero. La domanda finale, a questo punto, è meno teorica di quanto sembri: riusciremo a trasformare questa corsa in una strategia seria, o ci ritroveremo ancora una volta a inseguire scadenze europee quando il conto è già arrivato?

 

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