22 Maggio 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Caldo africano in arrivo: il fotovoltaico raffredda le città ma scalda le aree verdi
Pannelli solari in città durante il caldo africano, tra parcheggi asfaltati e aree verdi a confronto.

Con l’estate alle porte e le temperature pronte a salire, uno studio del CNR-Ibe ribalta una certezza comoda: il fotovoltaico può aiutare le città a scaldarsi meno, ma non basta installarlo ovunque. Su asfalto e tetti scuri può ridurre la temperatura superficiale, mentre su vegetazione e acqua può ottenere l’effetto opposto. Anche il green, se progettato male, può diventare un problema.

 

Il caldo africano è alle porte e il fotovoltaico lavora per noi

Il caldo africano torna al centro delle previsioni meteo e, come ogni anno, la domanda è sempre la stessa: come difendersi in città quando l’asfalto inizia a cuocere, i tetti diventano piastre e le notti non rinfrescano più davvero?

 

Le previsioni più recenti parlano di una fase più stabile e calda sull’Italia, con l’anticiclone africano pronto a farsi più presente sul Mediterraneo e temperature in aumento, soprattutto tra Centro-Sud e Isole. Alcune proiezioni indicano massime già verso i 28-31 °C in avvio di giugno, mentre altri aggiornamenti parlano di possibili picchi fino a 35 °C nella parte finale di maggio.

 

Chi ha sostenuto i costi per installare un impianto fotovoltaico si sfrega le mani: tanto sole uguale tanta energia e maggiori possibilità di abbattere le bollette per raffrescare la casa. E, secondo un recente studio CNR-Ibe (pubblicato su Sustainable Cities and Society) i pannelli possono fungere anche da scudo anti-calura.

 

Proprio per questo, prima di installare un impianto conviene valutare bene superficie, esposizione, struttura del tetto e voci comprese nell’offerta, magari partendo da un modello di preventivo per impianto fotovoltaico, per capire cosa chiedere agli installatori prima di firmare.

 

Lo studio su Lucca e il nodo delle isole di calore

Il lavoro del CNR-Ibe si è concentrato sulla città di Lucca e sulle aree rurali circostanti. Qui Regione Toscana ha effettuato un volo scientifico con sensori iperspettrali e nell’infrarosso termico ad alta risoluzione, misurando albedo e calore emesso dalle superfici. L’albedo, in parole semplici, indica quanta radiazione solare viene riflessa da una superficie e quanta invece viene assorbita e trattenuta.

 

Questo tipo di analisi permette di capire quali materiali contribuiscono a scaldare l’ambiente urbano e quali possono aiutare a raffreddarlo. Nel caso dei pannelli solari fotovoltaici, il risultato non è automatico: producono energia rinnovabile quasi indipendentemente dalla superficie su cui sono montati, ma modificano anche il bilancio radiativo e il bilancio energetico superficiale.

 

La parte più interessante dello studio è anche quella più scomoda: i pannelli solari possono essere una soluzione “win-win”, ma non sempre. Se installati su parcheggi asfaltati o tetti metallici scuri, possono ridurre la temperatura superficiale fino a 5-10 °C nelle giornate estive. Se invece vengono posati su superfici naturali come vegetazione o acqua, possono portare a un aumento della temperatura superficiale locale fino a 17 °C.

 

La transizione ecologica non è una bacchetta magica

Il fotovoltaico resta una tecnologia centrale per la transizione energetica: in Italia, nel 2025, la produzione solare fotovoltaica ha raggiunto 43,5 GW di potenza installata e 44,3 TWh di energia prodotta; gli obiettivi al 2030 del PNIEC prevedono circa 79 GW di potenza fotovoltaica installata e una copertura di circa il 63% della domanda elettrica nazionale da fonti rinnovabili.

 

Ma i numeri da soli non bastano. Se il futuro urbano sarà sempre più all’insegna del caldo africano non servirà solo installare più pannelli. Servirà installarli meglio. Tradotto: il fotovoltaico può essere uno scudo anti-calore quando copre superfici che già assorbono e trattengono molto calore: asfalto, coperture bituminose, tetti scuri, parcheggi. 

 

Sul verde, invece, il discorso cambia. Vegetazione e acqua hanno già meccanismi naturali di raffrescamento, legati per esempio all’evapotraspirazione o alla capacità termica. Coprirli con pannelli può alterare questo equilibrio. È una lezione semplice, ma spesso dimenticata: non esiste la soluzione perfetta e non tutto ciò che è “green” è utile se usato in modo inappropriato. Anche una tecnologia pulita può produrre effetti locali indesiderati se viene progettata senza guardare il contesto.

 

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