
Bonus edilizi sotto attacco. E non da ora, ma da qualche anno, ovvero da quando è al Governo il centrodestra. Il 2027, però, potrebbe essere l’anno del giro di vite definitivo. Ecco cosa emerge dalle ultime indiscrezioni.
La dolorosa questione dei bonus
Secondo alcuni, l’Italia è il paese dei bonus fiscali. O almeno per i detrattori di questa tipologia di misura. Di certo, ce ne sono parecchi. A dominare è l’edilizia, ma sono coinvolti anche tanti settori. La questione è “dolorosa”, dunque, per una serie di motivi. Da un lato riduce il gettito fiscale, poiché i bonus vengono fruiti con il meccanismo del credito d’imposta. Dall’altro scatena dibattiti politici che scadono spesso nella polemica e nella bagarre.
E di bagarre si è potuto parlare a inizio legislatura, quando il Governo di centrodestra ha iniziato a tagliare i bonus edilizi in modo consistente. Di bagarre si è potuto parlare anche negli anni successivi, quando esponenti della maggioranza hanno attaccato la politica dei bonus dei precedenti governi. A fungere quasi da capro espiatorio proprio lui, il Superbonus.
Cosa ci si aspetta per il 2027? Da un lato, il mancato rinnovo di molte aliquote relative ai bonus più pesanti. Dall’altro, forse, un ulteriore giro di vite. Lo si evince da due elementi: il Rapporto annuale sulle spese fiscali, elaborato dalla Commissione tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze; il roadshow organizzato dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS su fisco e previdenza, al quale ha partecipato il viceministro dell’Economia Leo.
Il rapporto fotografa la situazione annuale, il roadshow ha funto da palcoscenico per dichiarazioni che fanno intravedere le mosse future.
Cosa accadrà nel 2027
Partiamo dalle certezze. Il 2027 porterà una riduzione delle agevolazioni già prevista dalla legislazione vigente. Secondo il Rapporto annuale sulle spese fiscali, nel 2026 lo Stato rinuncerà a 129,7 miliardi di euro di gettito per finanziare 573 misure fiscali. Tuttavia, allo stesso tempo, la spesa spesa complessiva dovrebbe scendere a 87,6 miliardi nel 2028, con una contrazione di 42,1 miliardi rispetto al 2026.
Il comparto edilizio sarà tra i più interessati. La componente IRPEF dei bonus casa, stimata in 37,9 miliardi nel 2026, dovrebbe ridursi a 27,4 miliardi nel 2027 e a 12,4 miliardi nel 2028.
Per le ristrutturazioni, nel 2027 la detrazione prevista per l’abitazione principale passerà al 36%, mentre negli altri casi scenderà al 30%. Il limite di spesa resterà fissato a 96.000 euro. Dal 2028 al 2033, invece, l’aliquota indicata sarà del 30% per tutti gli immobili, con un tetto ridotto a 48.000 euro.
Il bonus facciate, inoltre, dovrebbe azzerare completamente il proprio peso sui conti pubblici entro il 2028. Queste variazioni non rappresentano semplici ipotesi politiche, ma derivano dalle regole attualmente programmate.
Meno certo è ciò che potrebbe aggiungersi a questa riduzione. Durante il roadshow organizzato dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha confermato che il MEF sta valutando un ulteriore “snellimento” delle spese fiscali.
Il Rapporto evidenzia infatti un sistema molto frammentato: quasi un quarto delle agevolazioni costa meno di 10 milioni di euro all’anno e per un ulteriore 25% non è possibile quantificare con precisione l’impatto.
Questi dati potrebbero spingere il Governo a eliminare o accorpare altre misure, ma non è stato indicato ancora un elenco definitivo di nuovi bonus destinati a scomparire. L’orientamento annunciato è quello di rendere il sistema più selettivo, tutelando redditi medio-bassi, famiglie, spese sanitarie e alcune prestazioni considerate socialmente rilevanti.
Cosa dire sul nuovo corso dei bonus edilizi
Il tema dei bonus edilizi divide. C’è chi li ama e chi li odia. Chi li considera una misura utile per stimolare l’economia e raggiungere gli obiettivi di riqualificazione energetica; c’è chi li considera solo uno spreco di soldi e un rischio per il bilancio.
L’ideale, come sempre in questi casi, sarebbe trovare la quadra, il giusto compromesso tra benefici e costi. Più che di tagli e sforbiciate, si dovrebbe parlare di razionalizzazione. Dare solo quello che serve, quando serve e a chi serve. Difficile, vista la complessità della materia e, soprattutto, il rischio che la legge venga aggirata per godere senza diritto dei benefici.
Un rischio, questo, insito nello strumento dei bonus e per molti ineliminabile. Eppure un tentativo va fatto, per preservare la funzione sociale dei bonus e per evitare di buttare il bambino con tutta l’acqua sporca.


