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Prima del greenwashing c’era lui: vendeva ‘energia pulita’ e spediva a casa una corda da bucato. Secondo alcune ricostruzioni, questo ‘giochino’ gli avrebbe fruttato circa 2 milioni di dollari. Un caso che ha fatto scuola per il marketing moderno più aggressivo e spesso fraudolento.
Asciugatrice solare a 49 dollari: la truffa geniale
Prima degli elettrodomestici smart, prima delle promesse green confezionate per i social, prima degli investimenti miracolosi venduti online, c’era una corda da bucato. Negli anni ’90 Steve Comisar pubblicizzò negli Stati Uniti un prodotto dal nome futuristico: solar powered clothes dryer, cioè asciugatrice alimentata a energia solare.
Il prezzo era abbastanza alto da sembrare credibile, ma non così alto da far scappare tutti: circa 49,95 dollari. L’annuncio lasciava immaginare un dispositivo innovativo, magari una tecnologia capace di asciugare i vestiti usando il sole e facendo risparmiare energia.
Chi ordinava il prodotto, però, quando apriva il pacco trovava una semplice corda da bucato. Niente motore, niente pannello solare, niente tecnologia rivoluzionaria. Solo una corda su cui stendere i panni all’aperto.
E qui nasce il capolavoro: secondo la logica di Comisar, il prodotto funzionava davvero con l’energia solare. I vestiti si asciugavano grazie al sole. Tecnicamente, quindi, l’etichetta non era completamente falsa.
Il marketing gioca con l’immaginazione
La truffa non era nella corda. Era nell’immagine mentale che il nome del prodotto riusciva a costruire. “Asciugatrice solare” suona come futuro, sostenibilità, tecnologia, risparmio. “Corda da bucato” suona come cortile, mollette e nonna che aveva già capito tutto senza bisogno di pagare 49 dollari. Eppure, l’oggetto era lo stesso. A cambiare era il racconto.
Questo è il punto che rende la vicenda ancora attuale: le persone non compravano davvero una corda. Compravano l’idea di una soluzione nuova, intelligente, pulita, quasi geniale. Comisar non vendeva un prodotto: vendeva aspettativa. È il meccanismo tipico del marketing ambiguo. Non sempre serve mentire frontalmente.
A volte basta scegliere parole abbastanza elastiche da dire una cosa e farne immaginare un’altra. Il cliente sente energia solare e pensa a un dispositivo innovativo; il venditore spedisce un filo e sostiene che, in fondo, il sole fa il suo lavoro.
Il caso dell’asciugatrice solare sembra una barzelletta degli anni ’90, ma è quasi un manuale anticipato del marketing moderno più spregiudicato. Oggi il pacco non arriva sempre per posta: può arrivare sotto forma di link sponsorizzato, consulenza del guru di turno, oppure e-commerce costruito per sembrare affidabile, come il sito truffa per arredare casa online.
Asciugatrice solare? Pacco, doppio pacco e contropaccotto
Il meccanismo è semplice: prendi una parola potente, ci costruisci intorno un mondo e vendi la promessa prima ancora del prodotto. Green. Smart. Garantito. A basso rischio. A rendimento sicuro. Sono parole che accendono desideri molto concreti: risparmiare, guadagnare, semplificare, consumare meno, sentirsi un passo avanti.
E non è un meccanismo confinato alle vecchie televendite o ai pacchi postali. Anche nel mondo della casa le promesse “green” possono diventare pericolose quando vendono più sogni che garanzie: lo dimostrano le case in legno da incubo raccontate da Le Iene, dove l’idea di abitare sostenibile si è trasformata, per alcune famiglie, in un problema molto concreto.
Il punto non è demonizzare il green, la domotica o l’innovazione. Al contrario: le soluzioni serie esistono, e spesso fanno davvero la differenza. Ma hanno caratteristiche riconoscibili: schede tecniche chiare, costi trasparenti, limiti dichiarati, garanzie e numeri verificabili.
Le promesse miracolose, invece, hanno soprattutto una grande narrativa. E quando la narrativa è più forte della sostanza, il rischio è di comprare la versione moderna della corda da bucato: magari non inutile, magari persino “tecnicamente funzionante”, ma venduta come qualcosa che non è.
La lezione è semplice: prima di credere a una promessa rivoluzionaria, bisogna sempre chiedersi cosa c’è davvero nel pacco.


