
Quasi tutti i Comuni hanno completato l’archivio nazionale degli indirizzi. Eppure, attribuire coordinate a ogni accesso è un’altra sfida. Ecco cosa sta cambiando per abitazioni, tecnici e cantieri.
Numeri civici digitali: a che punto siamo?
Hai un indirizzo, un numero civico e magari una casa regolarmente accatastata. Eppure, quando qualcuno deve raggiungerti, il navigatore potrebbe indicare un punto diverso dall’ingresso effettivo.
Un inconveniente familiare a chi vive in campagna, nelle frazioni o lungo strade con accessi difficili da individuare. Ma anche a chi gestisce un cantiere e aspetta la consegna dei materiali. Ora l’Italia sta cercando di ridurre questa distanza tra indirizzo scritto e posizione reale dell’accesso.
Secondo i dati di aggiornamento dell’Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane (ANNCSU), a metà ottobre 2026 risultavano completati gli inserimenti di strade e civici di 7.891 Comuni su 7.894, pari al 99,96% del totale. Una copertura quasi completa. Ma c’è un dettaglio: registrare un numero civico non significa averlo già localizzato geograficamente.
Dal numero sulla porta alle coordinate: la rivoluzione ANNCSU
L’obiettivo di ANNCSU -archivio nazionale realizzato da Istat e Agenzia delle Entrate, alimentato e aggiornato dai Comuni – è avere un riferimento unico e certificato per strade e numeri civici, superando la frammentazione degli indirizzari locali.
Il passo successivo è la georeferenziazione: associare agli accessi esterni degli edifici coordinate geografiche, così da poterli individuare anche su una mappa. Per accelerare il lavoro, il Dipartimento per la trasformazione digitale ha previsto un finanziamento PNRR da 56 milioni di euro, destinato ai Comuni per verificare gli archivi, correggere i dati e completare la localizzazione dei civici.
4.304 Comuni georeferenziati e civici senza numero
Quanti Comuni hanno davvero completato questa seconda fase? Qui arriva il dato più curioso. Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato sul portale ANNCSU, riferito al 31 marzo 2026, erano 4.304 i Comuni con tutti i numeri civici georeferenziati.
È un indicatore diverso dal 99,96% relativo al censimento degli indirizzi e fotografa una data precedente: non possiamo utilizzarlo per calcolare quanti Comuni siano ancora indietro oggi. La digitalizzazione nasconde anche un piccolo paradosso: si possono georeferenziare perfino accessi classificati «SNC», cioè senza numero civico.
Sono indirizzi che possono essere ancora presenti nell’archivio nazionale. Anche questi accessi devono essere localizzati, senza che il progetto PNRR imponga necessariamente di attribuire subito un numero tradizionale. Insomma, il numero può mancare, ma l’accesso può avere coordinate e un identificativo nazionale.
Case e cantieri: cosa cambia davvero per i proprietari?
Non parliamo soltanto di archivi informatici. Il 2 ottobre 2026, per esempio, il Comune di Castellabate, in provincia di Salerno, ha pubblicato un avviso dopo una campagna di censimento della numerazione civica in alcune strade e frazioni.
L’amministrazione ha chiesto ai cittadini interessati di completare la documentazione necessaria, spiegando che i dati servono anche all’aggiornamento dell’ANNCSU. Per proprietari, tecnici e imprese edili, indirizzi più precisi possono favorire l’individuazione degli accessi e lo scambio di informazioni tra amministrazioni.
Il tema è pertinente anche alla documentazione degli immobili: una modifica della via o del numero civico può richiedere verifiche ed eventuale variazione catastale dell’immobile.
Attenzione, però: la georeferenziazione non obbliga automaticamente ogni proprietario a presentare una pratica catastale, né garantisce che corrieri e mezzi da cantiere arriveranno sempre senza difficoltà. Per verificare il proprio indirizzo è disponibile il servizio gratuito di ricerca dei numeri civici nell’ANNCSU: basta cercare Comune, strada e civico. Quando il dato è disponibile, il sistema mostra anche la posizione sulla mappa.
Il paradosso della casa digitale
La rivoluzione dei numeri civici digitali non consiste nel sostituire le targhette dei portoni con un codice GPS. Consiste nel rendere riconoscibile, verificabile e aggiornabile il collegamento tra un numero civico e un punto reale del territorio.
E se quasi tutta l’Italia ha ormai registrato i propri indirizzi, la sfida è completare il lavoro che permette di ritrovarli sulla mappa. Perché nell’Italia delle case digitali potrebbe non bastare più sapere a quale numero abitiamo: bisogna anche essere certi che quel numero porti davvero alla nostra porta.


