7 Agosto 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Endoscheletro di legno negli edifici: dal Veneto la soluzione per tagliare consumi e rischio sismico
Endoscheletro di legno in un edificio, soluzione innovativa per migliorare sicurezza sismica ed efficienza energetica.

Immagine generata con AI: non riproduce un progetto o edificio reale.

Più sicurezza contro i terremoti e meno consumi grazie a un endoscheletro in legno di Paulownia. È una delle soluzioni sviluppate dallo Iuav con iNEST, insieme al vetro di Murano riciclato e a tecnologie che riducono fino al 35% gli scarti della pietra. Scopriamo di più.

 

Come funziona l’endoscheletro in legno per gli edifici

Un endoscheletro in legno inserito negli edifici esistenti per renderli più sicuri contro il sisma e, contemporaneamente, migliorarne le prestazioni energetiche. Sembra una soluzione uscita da un progetto futuristico, ma è uno dei filoni di ricerca sviluppati dallo Spoke 4 del Consorzio iNEST, coordinato dall’Università Iuav di Venezia.

 

Lo Spoke 4 è dedicato in particolare alla ricerca su città, architettura e design sostenibile, con progetti che puntano a trasformare i risultati della ricerca in soluzioni applicabili al patrimonio edilizio e ai processi produttivi.

 

Il programma, nato grazie ai finanziamenti del Pnrr, coinvolge nove università e due enti di ricerca del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e Bolzano. L’obiettivo è trasferire nuove tecnologie alle imprese del Nord Est, con particolare attenzione a edilizia, architettura e design.

 

L’idea è intervenire sulla struttura dell’edificio perseguendo due obiettivi nello stesso progetto: aumentare la sicurezza sismica e migliorare le prestazioni energetiche, limitando allo stesso tempo l’impatto dell’intervento.

 

La ricerca punta quindi non soltanto a costruire meglio, ma anche a dare nuova vita agli edifici già esistenti attraverso materiali e sistemi costruttivi innovativi.

 

Dal vetro di Murano nasce un nuovo materiale senza fusione

L’endoscheletro in legno per edifici non è l’unica sperimentazione. Con il progetto “Remu-Revero Murano”, i ricercatori stanno affrontando il problema degli scarti prodotti dalla lavorazione del celebre vetro veneziano.

 

Dal vetro recuperato è stata sviluppata una pasta modellabile a temperatura ambiente, utilizzabile per produrre lastre e superfici senza ricorrere ai tradizionali processi di fusione ad alte temperature. Il recupero del vetro apre così nuove possibilità per trasformare un residuo produttivo in un materiale nuovamente utilizzabile.

 

Questo permette di recuperare materiale destinato a diventare scarto e, allo stesso tempo, di ridurre sensibilmente consumi energetici ed emissioni. Un simbolo dell’artigianato di Murano diventa così anche un laboratorio per sperimentare nuovi modelli di economia circolare applicati a edilizia e design.

 

Scarti della pietra ridotti fino al 35%

Un terzo progetto riguarda invece la lavorazione della pietra per costruzioni. Le tecnologie sviluppate dai ricercatori puntano a ridurre fino al 35% gli sprechi di materiale, aumentando l’efficienza dei processi produttivi.

 

Il principio che lega le diverse sperimentazioni è lo stesso: utilizzare meglio ciò che già esiste, recuperare gli scarti e ridurre il consumo di nuove risorse. E il percorso non si fermerà con la conclusione della fase finanziata dal Pnrr. Il Consorzio iNEST proseguirà con il sostegno della Regione Veneto e circa 880.000 euro del Programma regionale Fesr, destinati a sei nuovi progetti di ricerca.

 

Dall’endoscheletro in Paulownia al vetro di Murano recuperato, il futuro dell’edilizia potrebbe quindi passare non soltanto da nuovi materiali, ma da un modo completamente diverso di utilizzare quelli che abbiamo già.

 

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