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A Roma sud una proprietaria scopre che qualcuno avrebbe trasformato la sua casa in un alloggio da assegnare, con tanto di contratto di locazione telematico falso intestato all’ex marito e diffida di pagamento. Una storia che sembra inventata, ma non lo è.
Da proprietaria a “inquilina” morosa: un incubo a Roma sud
Ci sono storie che superano la fantasia e quella capitata ad Alessandra Ciavarrella è una di quelle. Vive nel suo appartamento dal 1990, ne è la proprietaria e ci abita regolarmente. Eppure si è ritrovata dentro un incubo che ha dell’incredibile. Il motivo? Un giovane senza fissa dimora avrebbe sostenuto che quella casa gli era stata assegnata dal Comune, arrivando perfino a registrare un falso contratto di locazione.
La vicenda arriva da Roma sud, in zona Acqua Acetosa Ostiense, e prende forma a gennaio 2026. Alessandra è insieme all’ex marito Pietro Maglie quando entrambi sentono rumori sospetti provenire dal piano di sotto. Non il classico trambusto di condominio, ma qualcosa di abbastanza anomalo da spingerli a controllare. Davanti a loro compare una scena già di per sé surreale: una persona, con due fabbri, sta tentando di aprire la porta per entrare in casa.
Poi l’uomo controlla alcuni fogli e si accorge di aver sbagliato interno: l’appartamento in cui doveva entrare non era quello davanti a cui si trovava, ma quello di Alessandra. L’obiettivo, a quanto emerge, era entrare con l’aiuto dei fabbri e cambiare la serratura. Il motivo addotto è ancora più clamoroso: l’uomo sostiene di aver ottenuto quell’abitazione tramite un bando comunale di fine 2025. Peccato che quell’immobile sia privato, e intestato ad Alessandra da oltre trent’anni.
Finto bando comunale per la casa: cosa è successo
Il racconto è fornito dalla diretta interessata durante la trasmissione “I Fatti Vostri” su Rai 2. L’uomo che avrebbe cercato di entrare nell’appartamento è Fabio, un giovane del 2002 residente in via Modesta Valenti, quindi ufficialmente senza fissa dimora.
Secondo quanto riferito, Fabio avrebbe raccontato di aver “vinto” un bando comunale per l’assegnazione della casa. Una versione che, già a un primo controllo, non regge. Attualmente non esiste infatti alcun nuovo bando attivo di Roma Capitale per l’assegnazione di case popolari o alloggi a canone agevolato, a eccezione di quello del 2012, la cui graduatoria risulta ancora in aggiornamento.
E soprattutto non funziona così: una casa popolare non si “vince”, e gli uffici comunali non assegnano certo come alloggio pubblico un appartamento che risulta regolarmente di proprietà privata.
Contratto di locazione falso registrato online
Il giovane avrebbe registrato telematicamente all’Agenzia delle Entrate un contratto di subaffitto intestato a Pietro Maglie, ex marito di Alessandra. Tradotto: non solo avrebbe rivendicato una casa non sua, ma avrebbe anche formalizzato online un contratto che coinvolge proprio i legittimi proprietari. Alessandra spiega che il deposito sarebbe avvenuto per via telematica, senza richiesta di documenti.
Quando lei e Pietro si sono rivolti all’Agenzia delle Entrate per avere chiarimenti, si sono sentiti dire che, in casi del genere, la registrazione online può avvenire senza allegare la copia del contratto, mentre la documentazione viene richiesta solo nelle procedure in presenza.
Il contratto depositato avrebbe durata di quattro anni e prevederebbe un canone di 2.000 euro l’anno, cioè poco più di 166 euro al mese. Una cifra già anomala, ma il quadro diventa ancora più assurdo quando Alessandra riferisce un ulteriore passaggio: in seguito, lo stesso uomo avrebbe detto di essersi sbagliato, precisando che non voleva duemila euro all’anno, bensì duemila euro al mese.
In pratica, pur non essendo assegnatario dell’immobile e pur non essendo riuscito a entrarci, avrebbe preteso di “lasciare” la casa ai veri proprietari in cambio di un canone.
Proprietaria a rischio morosità: il paradosso
Ed è qui che arriva la parte più beffarda. Verrebbe da pensare che basti andare all’Agenzia delle Entrate, far cancellare il contratto e chiudere la vicenda. Invece no. Alessandra spiega che la cancellazione del contratto telematico è possibile, ma dietro pagamento. E soprattutto c’è un problema non da poco: se la stessa persona che ha effettuato il primo invio dovesse ripeterlo, il contratto potrebbe essere depositato di nuovo.
Il rischio, quindi, è pagare inutilmente i 67 euro richiesti per la cancellazione, senza avere la certezza che la situazione venga risolta in modo definitivo. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, del resto, viene precisato che nei contratti di locazione abitativa stipulati tra persone fisiche, con non più di tre locatori e tre conduttori e riferiti a una sola unità abitativa con un massimo di tre pertinenze, la registrazione via web non richiede l’allegazione della copia del contratto.
Intanto, dal 25 febbraio risulta depositato un contratto di locazione (falso) intestato a Pietro Maglie. E come se non bastasse, è arrivata anche una diffida di pagamento per versare i primi 2.000 euro. Il paradosso si completa così nel modo peggiore: oltre al danno di trovarsi invischiati in una vicenda assurda, anche la beffa di risultare morosi per un affitto mai dovuto.
Dopo il contratto di locazione falso anche la falsa residenza?
Nel frattempo, il giovane avrebbe anche tentato di spostare la propria residenza nell’appartamento di Alessandra. Tentativo respinto. Tra gennaio e febbraio 2026 avrebbe infatti scambiato alcune comunicazioni con un’ufficiale d’anagrafe del Comune, ma la richiesta sarebbe stata bocciata sia per mancanza di documenti sia per la presenza della denuncia presentata da Ciavarrella per tentata occupazione abusiva.
Adesso Alessandra e Pietro hanno denunciato tutto ai carabinieri. Somiglia a una farsa, certo. Ma con un contratto depositato, una diffida di pagamento e una proprietaria costretta a difendersi per dimostrare che casa sua è davvero casa sua, c’è poco da ridere.


