
Gli ultimi dati sulle finiture edilizie non convincono, soprattutto per quanto concerne l’export. Come incide tutto ciò sul mercato italiano e in particolare sui prezzi? Ecco dati, dettagli, riflessioni sulle conseguenze.
Finiture edilizie: dati in chiaroscuro
I dati a cui ci riferiamo, e che presenteremo con dovizia di particolari nel prossimo paragrafo, sono stati presentati durante l’assemblea nazionale di Edilegno Arredo, l’associazione di categoria che rappresenta le imprese impegnate nella costruzione e nella distribuzione di finiture edilizie (finestre, porte, altri serramenti).
I dati dicono essenzialmente due cose: l’export delle finiture edilizie è calato di svariati punti percentuali nel primo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; un calo si segnala anche per quanto concerne il mercato interno, ma decisamente più contenuto.
Sono dati importanti, in quanto il settore delle finiture edilizie è uno dei pezzi forti dell’export italiano. Esso unisce il know-how italiano lato design con il know-how lato manifattura. Insomma, coniuga estetica e capacità produttiva.
I dati dell’assemblea nazionale di Edilegno Arredo
Durante l’assemblea nazionale, il Centro Studi ha delineato un quadro molto preciso per il comparto delle finiture per l’edilizia, che comprende porte, finestre, pavimenti e pannellature.
Come anticipato, I numeri relativi al primo trimestre dell’anno evidenziano una frenata sensibile per le vendite oltre confine: le esportazioni hanno infatti registrato una contrazione che si aggira intorno all’8% rispetto alla performance dello stesso periodo dell’anno precedente.
Questo scivolone sui mercati esteri è da imputare principalmente al rallentamento di partner commerciali storici per il Made in Italy. La Germania, in particolare, sta attraversando una complessa fase di stagnazione nel settore immobiliare e ha ridotto drasticamente le importazioni. Anche la Francia e gli Stati Uniti hanno mostrato evidenti segnali di rallentamento, complici l’inflazione persistente e l’aumento globale dei tassi di interesse che hanno frenato l’avvio di nuovi cantieri.
Se guardiamo invece all’interno dei nostri confini, la situazione appare molto più resiliente. Il mercato italiano ha segnato un calo decisamente più morbido, stimato intorno allo 0,6%. Una tenuta garantita, in gran parte, dalla coda lunga dei vari bonus edilizi e dalle grandi ristrutturazioni già avviate, che hanno permesso alle aziende di ammortizzare parzialmente lo shock internazionale.
Numeri che dicono molto
Vale la pena chiedersi: questi dati sono da considerarsi congiunturali o rappresentano l’inizio di un trend discendente? Soprattutto, come impattano sui prezzi del mercato interno?
Partiamo da quest’ultima domanda. Di norma, quando si segnala una contrazione delle vendite, ci si dovrebbe aspettare anche una contrazione dei prezzi. Tuttavia, ci sono ragioni per pensare che non sia questo il caso. In primo luogo perché, come abbiamo visto, il mercato interno regge, o per meglio dire fa segnare un calo minimo.
In secondo luogo, e con questo rispondiamo alla prima domanda, il calo dell’export si inserisce in un contesto particolare. Questo contesto racconta da un lato di un export in aumento negli ultimi anni, e che fa pensare a questa flessione come a una sorta di correzione, ancorché spinta da fattori esterni.
Dall’altro lato, il contesto soffre, per l’appunto, dell’impatto di fattori esterni di natura geopolitica i quali, però, sono in via di remissione. Il quadro attuale è decisamente migliore rispetto a quello fotografato dai dati (e che si riferisce ad alcuni mesi fa).


