8 Luglio 2026
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Riforma delle professioni, cambiamenti in arrivo

La riforma delle professioni è arrivata in Aula. Tante le novità per architetti, ingegneri e geometri. Ma una riguarda da vicino i cittadini comuni, limitando potenzialmente un loro diritto. Ecco i dettagli.

 

La riforma delle professioni, un cambiamento importante per gli Ordini

 

Il DDL 1663 approda in Aula. Licenziato dal Consiglio dei Ministri, affronterà a breve la prova del Parlamento. Si attendono emendamenti e accese discussioni nelle commissioni, ma il quadro complessivo è già formato. Infatti, si prospettano importanti novità per i professionisti degli Ordini, in particolare architetti, ingegneri, geometri.

 

Le novità puntano a una maggiore tutela per i lavoratori. Per esempio, sarà previsto un rimborso spese per i tirocinanti, attualmente passibili – potenzialmente – di lavoro non retribuito.

 

Altre novità importanti sono il riconoscimento dell’attività di consulenza tecnica nelle materie di competenza degli iscritti agli Albi e una disciplina più rigida per le Società tra Professionisti. In questo caso, almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto dovranno appartenere a professionisti iscritti.

 

Viene poi prevista l’eliminazione della doppia contribuzione integrativa per chi opera in STP, cooperative, associazioni professionali o per un unico committente.

 

Gli Ordini e i Consigli saranno qualificati come enti pubblici non economici, con separazione dall’attività sindacale. Spazio anche alla formazione continua, con attenzione alle competenze digitali e all’intelligenza artificiale, oltre alla conferma dell’equo compenso e delle specializzazioni.

 

La novità più importante: la responsabilità professionale

 

La novità più importante, o almeno quella con il maggiore impatto potenziale, riguarda la responsabilità professionale. Come tutti gli istituti di questo tipo, prevede un termine di prescrizione, ovvero un lasso di tempo trascorso il quale chi ha subito un danno non può ricorrere per ottenere un risarcimento. Ebbene, attualmente il termine è fissato a dieci anni. Il DDL riduce il termine a cinque anni.

 

Per inciso, l’istituto della responsabilità ricopre un’importanza capitale per il rapporto tra chi eroga un servizio e chi ne beneficia. Da un lato, permette a questi ultimi di esercitare un diritto, ovvero di ottenere un risarcimento in caso di danno. Dall’altro, tiene sul chi va là il professionista, esercitando una pressione “a fare bene”.

 

Cosa cambia per il cittadino comune

 

La riduzione dei tempi di prescrizione non è certamente una buona notizia per il cittadino comune. Se il DDL verrà approvato dal Parlamento, o almeno la norma sulla responsabilità professionale, chi si affida a un tecnico avrà meno tempo per chiedere un risarcimento in caso di danno subito. Non si tratta di un cambiamento da poco, anzi si tratta di una differenza di ben cinque anni.

 

Eppure sarebbe eccessivo parlare di restringimento di un diritto. L’istituto della responsabilità civile rimane al suo posto, sostanzialmente integro. Semplicemente, la norma costringerà il cittadino a intervenire prima, a effettuare tutte le verifiche del caso in minor tempo.

 

In un certo senso, una chiamata alla responsabilità non solo per il professionista, ma anche per chi beneficia dei suoi servizi.

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